Sul problema della destinazione d'uso dei monumenti del centro storico di Napoli è stata pubblicata ( Repubblica 6 febbraio) l'innovativa proposta di Francesco La Regina, docente della Federico II, specializzato nel restauro e nella conservazione. La Regina auspica l'inserimento «attento, calibrato, limitato, compatibile e sostenibile» nei grandi complessi monumentali da restaurare, di funzioni residenziali, oltre che di quelle più congeniali: le attività artigianali, commerciali e di luoghi espositivi di opere d'arte e di consumo quotidiano. Al riguardo esprimo consenso nella consapevolezza che è indispensabile rivitalizzare rendendole funzionali e produttive le stesse strutture monumentali. Tanto più quando le nuove destinazioni consentono di far assumere ai «chiostri e ad altri spazi convertibili il ruolo di agorà, di fori, di luoghi d'incontro della cittadinanza». E in tale direzione si è mossa la Soprintendenza ai Beni architettonici: ad esempio per il recupero del complesso dell'Ospedale della Pace, che rientra negli interventi del Grande Progetto Centro storico-Unesco. Esso, va precisato, non prevede fondi per soli 30 milioni, ma per 100 milioni. Per l'Ospedale della Pace la Soprintendenza ha redatto un preliminare di progetto, non definitivo, che si pone l'obiettivo del rigoroso restauro architettonico, e altresì quello della realizzazione di un polo aggregativo di funzioni utili allo stratificato tessuto sociale del quartiere, e tuttavia compatibili con le esigenze della tutela. Non possiamo infatti non ricordare che l'ingresso dell'Ospedale della Pace conserva il maestoso portale gotico del preesistente palazzo di Sergianni Caracciolo. Inoltre sulla facciata dell'Ospedale, fondato nel 1587 dai Frati di San Giovanni di Dio, è ancora presente l'insegna della dismessa antica Farmacia della Pace (ho ritrovato alcuni esemplari dei vasi maiolicati settecenteschi, che potrebbero essere ricollocati in sito). Tornando al preliminare, esso prevede numerose attività funzionali: nella grande sala del Lazzaretto, il Museo Roberto De Simone con l'importante patrimonio musicale, di arti decorative, nonché etnantropologico donato dal Maestro; nel chiostro più grande un consorzio di botteghe artigiane, unito a una scuola di insegnamento dell'artigianato per realizzare un centro di formazione, produzione, esposizione e vendita dei prodotti al fine del rilancio delle antiche arti e mestieri napoletani. Poi le ricordate residenze: un centro di accoglienza e assistenza per anziani, nonché uno studentato per gli allievi artigiani. In particolare puntare sulle attività artigianali riveste un carattere di forte impatto sociale perché ciò va incontro alle esigenze di avviamento al lavoro dei giovani dei quartieri popolari della città. Pertanto il complesso monumentale si apre anche alle esigenze di integrazione e di incontro della comunità in un'area carente di spazi sociali. Inoltre un piccolo Museo Pinacoteca della Asl, comproprietaria con il Comune del complesso, con esposizione dei beni storico-artistici rinvenuti nella struttura ospedaliera. È infine prevista un'ultima funzione: un "Centro benessere" con attrezzature di palestra e altro. Tale funzione ha suscitato perplessità e dissensi anche da parte della locale Municipalità. A mio avviso è opportuno senz'altro eliminare tale funzione, che, al di là delle caute previsioni della Soprintendenza, potrà dare luogo, con gestioni private, al cattivo gusto di fitness, di beauty-farm, incompatibili con le precedenti attività, e, peggio ancora, di "centri di abbronzatura". Questi ultimi fanno rammentare il film "Gomorra", senza dire che pochi giorni fa sono stati scelti siffatti locali quali siti ideali per omicidi di camorra. L'autore è presidente di Italia Nostra Napoli