Uno dei luoghi meno amati dai romani, ridondante di una retorica architettonica che ha voluto confrontarsi addirittura con la monumentale tomba di Augusto. Chi ha mai dato un appuntamento a piazza Augusto Imperatore? Quegli stentorei palazzoni di marmo mussoliniano a voler ricordare la grandiosità dell'Urbe, i grandiosi portici rimasti estranei al gusto de' Noantri anche a piazza Vittorio e piazza Esedra, il museo dell'Ara Pacis, contenuto e contenitore per gente colta, per raffinati. Il lato B di ben tre chiese, involontariamente sprezzanti di ciò che sta al centro: il mausoleo del primo imperatore romano, una costruzione arcana e incomprensibile con dei pennacchi verdi sulla testa. Tutt'intorno, giardinetti che scivolano in basso, unici in Italia. Da quando la piazza è stata recintata da reti e bandoni metallici, anni fa, la gente è passata a non darsi appuntamento nella nuova piazza San Silvestro, cui è andato il testimone di luogo meno amato dai romani. Ma adesso tutto cambia. A nove anni dal concorso architettonico per la riqualificazione del sito, il Campidoglio riaccende il cantiere spento impegnando una dozzina di milioni. Il progetto firmato nel 2006 dal preside di Architettura di Roma Tre, Francesco Cellini, toglie più che mettere, secondo il principio «meno è meglio» del grande Mies van der Rohe. Semplicità, per esaltare il valore storico del monumento, per superare l'antagonismo che caratterizza i volumi e gli stili architettonici sulla piazza: l'unico modo per placare il peso delle simbologie politiche, storiche e religiose concentrate nello spazio tra il Tevere e la città storica. Ci vorranno almeno due anni per finire il lavoro, e forse il doppio dei soldi appena stanziati. E così nel 2017 potremo ritrovarci a piazza Augusto Imperatore. Un po' tardi, rispetto al Bimillennario (2014) dalla morte di Cesare Ottaviano, un giovanotto che a diciannove anni prese in mano il destino dello Stato avviandolo verso un dominio mondiale. La vicenda del restauro della piazza ricorda quella del Grande Giubileo. Da centinaia d'anni si sapeva che nel Duemila, se mai ci si fosse arrivati, ci sarebbe stato un Anno Santo: eppure il sindaco Rutelli si è trovato in una situazione di emergenza per riuscire a preparare la città alla storica prova, quasi fosse inattesa. Alla ricorrenza augustea ci si cominciò a pensare nel 2003 con un protocollo tra Comune e Stato: e mentre la «grande mostra» su Augusto è arrivata in città l'anno prima (ma solo perché il potente Louvre l'ha pretesa per sé nel fatidico '14), la piazza sarà pronta tre anni dopo. Ecco come a Roma, spesso, vanno le cose. La Nuvola, pomposamente chiamata Centro Congressi Italia, è spiaggiata su un fianco. Il lungomare di Ostia continua ad essere una strada senza verde e senza mare, l'anello ferroviario resta incompleto, le stazioni Vigna Clara e Farneto sono incatenate, la Fiera di Roma non funziona, La Città dello Sport a Tor Vergata è un aborto, l'ex Mattatoio è rimasto ex, gli ex Mercati generali pure. E la metro C? Ognuno ha le sue Res Gestae , l'elenco delle imprese compiute. Augusto sì che ci sapeva fare.