Il premier che incalza gli imprenditori italiani ad intervenire, il nuovo Soprintendente al suo primo giorno in carica a Pompei che finalmente ammette che sarà difficile farcela e parla di una proroga all'Ue, Bruxelles che prima «bacchetta» l'Italia e poi benedice le prime mosse del nuovo ministro Franceschini. Il direttore generale delle antichità Luigi Malnati che ricorda che senza operai non si può fare manutenzione negli Scavi. Dopo giorni e giorni di attesa ed immobilità, gli ultimi crolli hanno avuto almeno l'effetto di movimentare la noiosa formalità delle dichiarazioni ufficiali. C'è qualcosa che non va in questa lunga malattia del sito archeologico che tutto il mondo ci invidia, e si cominciano a nutrire dubbi anche sugli effetti miracolosi delle terapie. «Inaccettabile che si continui a far finta di niente se mentre "La grande bellezza" vince l'Oscar c'è un muro di Pompei che crolla». La notte delle stelle a Hollywood e la rovina delle pietre sotto il Vesuvio. Ne hanno già parlato in molti in questi giorni. Ma quella di Matteo Renzi, più che un'amara considerazione, è un vero e proprio richiamo rivolto agli imprenditori italiani. «Li sfido». E poi «Che state aspettando?». Da Siracusa, il premier amico di Farinetti e Della Valle ha «spedito» agli industriali una «chiamata alle armi» in aiuto di Pompei - ma non solo - e una bacchettata a chi ancora volesse storcere il naso sull'arrivo di fondi privati per i beni dello Stato. C'è un «rifiuto ideologico sull'intervento dei privati - ha detto Renzi - come se la tutela del bene la garantisse solo l'intervento pubblico: se il privato tiene in piedi il muro perché non permetterglielo?». Immediata risposta da Confindustria: «Sicuramente si possono trovare volontà imprenditoriali per mettere in sicurezza il patrimonio del Paese», dice il presidente Squinzi, ricordando «i tanti imprenditori italiani che hanno fatto il proprio dovere» come Della Valle per il Colosseo. E per Pompei? Scomparsi i francesi dell'Epadesa, gli unici che all'epoca ebbero anche contatti con il Mibac, restano le manifestazioni di interesse palesate, di tanto, in tanto da imprenditori italiani come il Salini di Impregilo, il Menniti di Harmont e Blaine. E di americani, cinesi, arabi, sceicchi ed emiri vari. Potenziali mecenati, o investitori, in attesa delle regole giuste. Agevolazioni fiscali. O governance, come chiedono da tempo gli industriali napoletani che hanno già pronto un piano di investimenti nelle infrastrutture all'esterno dell'area archeologica. Favorire l'intervento dei privati sarà una tra le tante delle missioni affidate alla direzione generale di progetto, quando la struttura sarà finalmente in grado di funzionare a tutti gli effetti. Ieri, intanto, Giovanni Nistri, il generale nominato direttore generale era a Torre Annunziata nella procura titolare delle varie inchieste giudiziarie aperte sugli Scavi, mentre a Pompei si insediava Massimo Osanna. È toccato al professore di archeologia al suo primo giorno da Soprintendente, dire quello che ormai da tempo preoccupa tanti e che fino ad ora nessuno al Mibact, dai funzionari di vario grado ai vari ministri aveva mai detto: «Sarà difficile spendere i 105 milioni di euro destinati dall'Ue ai restauri previsti nel Grande Progetto Pompei. Serve una proroga».
Pompei, la resa del nuovo soprintendente: Non siamo in grado di spendere i fondi
Il premier Matteo Renzi ha invitato gli imprenditori italiani a intervenire per aiutare a restaurare il sito archeologico di Pompei. Ha anche chiesto una proroga per il progetto, che prevede l'uso di fondi dell'Unione Europea. Il direttore generale delle antichità, Luigi Malnati, ha sottolineato l'importanza dell'intervento dei privati per la manutenzione degli Scavi. Gli imprenditori italiani, come quelli della Confindustria, hanno espresso interesse a investire nel progetto, ma richiedono agevolazioni fiscali e una governance più efficiente. Il nuovo Soprintendente, Massimo Osanna, ha affermato che sarà difficile spendere i 105 milioni di euro destinati al progetto.
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