E la Sovrintendenza da otto mesi è retta da un «interim» Aprite il sito dei Musei Capitolini (www.museicapitolini.org) e resterete sorpresi dalla ricchezza delle informazioni, in quattro lingue, e dalle novità tecnologiche, anche via smartphone: «È sufficiente poggiare l'apparecchio su una scheda trasparente (tag), posta accanto alla didascalia dell'opera o sul basamento della stessa, per attivare la visualizzazione sullo schermo di informazioni dettagliate» spiegano, accanto ad una foto del Galata morente , marmo romano del 230220 avanti Cristo, una delle opere più straordinarie della collezione capitolina. Ma il Galata non c'è e anche lo smartphone migliore non arriva alla National Gallery di Washington, dove il pregiato marmo si trova dal dicembre scorso. Il Galata «viaggiatore» è solo l'ultima opera ad essere entrata nel circuito forsennato dei prestiti che hanno visto partire dai Musei Capitolini il Fauno di rosso antico , la Venere Capitolina , l'imperatrice Elena , il colosso bronzeo di Costantino , addirittura Il cavallo di Vicolo delle Palme , rarissimo originale greco, o la famosa Testa di Medusa di Gian Lorenzo Bernini. Per non parlare della contemporanea assenza di entrambi i capolavori di Caravaggio (La Buona Fortuna e il San Giovannino ). Tutti i Musei prestano le proprie opere, ma la generosità romana non ha eguali: se altrove le opere maggiori e quelle più delicate sono inamovibili, il supermercato dei Capitolini è sempre aperto. Al punto che quando non riusciamo a piazzarle in giro per il mondo, pur di lasciare sguarnite le sale, siamo arrivati al colmo di svuotare il Palazzo Nuovo per trasferirle al Palazzo dei Conservatori, nel 2012, per la mostra «Le età dell'Equilibrio». Eppure Roma dovrebbe avere ben altra considerazione per i Capitolini, il cui nucleo originario risale al 1471 (la prima donazione di Sisto IV di una collezione di bronzi tra i quali la Lupa capitolina ), aperti al pubblico da Clemente VII nel 1734 e da allora ininterrottamente perché l'intera comunità romana potesse goderne. Ma come sono stati gestiti in questi anni? Fino a una quindicina di anni fa l'ultimo fine settimana del mese era a ingresso gratuito. Ora non solo si paga, ma da qualche anno è arrivato l'obbligo di sovrapprezzo per le mostre temporanee (23 euro) di cui nelle casse capitoline non arriva neanche un centesimo. I visitatori non sono aumentati (erano 401.000 nel 2001, più di 522.000 nel 2006; 440.000 nel 2013), ma l'occupazione delle sale sì, in modo esponenziale. Generose trasferte a parte, il Palazzo dei Conservatori è stato occupato stabilmente da mostre per 254 giorni nel 2011, per 290 giorni nel 2012, addirittura per 339 giorni nel 2013. E non parliamo di piccoli allestimenti, ma di mostre talmente invadenti da aver oscurato, per anni, gli splendidi affreschi della Sala degli Orazi e Curiazi, della Sala dei Capitani o della Sala di Annibale, esempi famosi della pittura romana del Rinascimento. E con tutto il rispetto per iniziative nobili come «il futuro previdenziale giovanile», i «progressi delle scienze neurologiche», di estesa attualità, o «Mondo Fitness», siamo proprio sicuri che non esistano altri luoghi che non siano la preziosa Sala Pietro da Cortona, per presentarli? Numeri che si fanno inquietanti e che inducono altre domande: ma perché Roma deve usare i Capitolini come «bedbreakfast» senza considerare spazi come il Palazzo delle Esposizioni che sono fatti apposta per ospitare mostre temporanee, lasciando in pace gli affreschi del Cavalier d'Arpino? E perché non c'è notizia di un progetto di sistemazione di Palazzo Caffarelli, pure inserito nei sogni del «Grande Campidoglio», chiuso dal 1997 per lavori di messa in sicurezza. È lì che si trova, esteso per 700 metri quadrati, il podio del Tempio di Giove Capitolino, che da solo meriterebbe un'opera di valorizzazione e studio che interesserebbe ben oltre i nostri confini. In tutto questo, ormai da otto mesi, la Sovrintendenza capitolina è affidata all'interim di Claudio Parisi Presicce, scaduto e rinnovato più volte in attesa di un fantomatico bando. L'incarico di Parisi Presicce scadrà di nuovo a fine aprile, a poche settimane dal primo anniversario senza Sovrintendente.
Roma. I Capitolini svuotati da prestiti e mostre
I Musei Capitolini di Roma sono stati chiusi per un periodo di tempo a causa della pandemia di COVID-19, ma da agosto sono stati riaperti. La Sovrintendenza dei musei è stata affidata all'interim Claudio Parisi Presicce, che ha già scaduto e rinnovato più volte. I musei hanno una ricca collezione di opere d'arte, tra cui il Galata morente, il Fauno di rosso antico e la Venere Capitolina. Tuttavia, i musei sono stati utilizzati per mostre temporanee, che hanno occupato le sale e oscurato gli affreschi del Rinascimento. La Sovrintendenza ha deciso di svuotare il Palazzo Nuovo per trasferire le opere alle mostre, lasciando in pace gli affreschi.
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