IL "grande buco" di Firenze , il progetto di sottoattraversamento Tav della città, è stato travolto dalle inchieste della magistratura. Le indagini hanno evidenziato gravissimi profili di illegittimità ed illegalità amministrative, civili e penali. Tra i rilievi della procura si trovano: uso di materiali inidonei, reati ambientali, aggiramento delle norme dei lavori pubblici, occultamento degli impatti, fino alla rimozione di dirigenti "scomodi" che, facendo scrupolosamente il proprio dovere, bloccavano e impedivano i disegni di spreco e accaparramento di soldi pubblici. Appare scontato che in tale quadro non ci potesse essere alcuna attenzione per il centro urbano di Firenze né per il suo patrimonio storico-artistico, ambientale e abitativo. Matteo Renzi su questo ha mantenuto (da sindaco) e mantiene (da premier) un rigoroso quanto imbarazzato silenzio. Movimenti e comitati, insieme agli studiosi dell'università, chiedono invece con forza l'abbandono del progetto "inutile e dannoso", e il ritorno ad un più agevole e meno costoso passante di superficie, di cui gli stessi tecnici hanno di recente aggiornato la proposta progettuale. Una proposta più efficace, anche per l'intero sistema di mobilità urbana e metropolitana. Perfino per riavviare i lavori del passante fiorentino è molto più semplice e rapido rendere definitivo il progetto di superficie, piuttosto che tentare di proseguire l'iter, interrotto di fatto, di megatunnel e grande stazione sotterranea. Almeno se si vuol rispettare il criterio di assoluta legalità per le operazioni a venire, dichiarato dalla stessa Rfi. Le illegittimità emerse nell'inchiesta costituiscono solo una parte di un quadro di anomalie assai più vasto. Tra le "magagne" emerse vi è l'assoluta mancanza di Via (valutazione di impatto ambientale) della stazione Foster. E tra quelle ancora da sollevare, c'è l'assenza dei nulla osta paesaggistici, senza contare il problema irrisolto della posa delle terre di scavorifiuto; e infine il fatto che "Monna Lisa", e cioè la maxi fresa montata per lo scavo, sia inadeguata a lavorare nel sottosuolo del centro storico fiorentino e andrebbe sostituita, nel caso si volesse proseguire con lo stesso progetto. Di recente, inoltre, l'Arpat ha confermato i problemi già sollevati dagli studiosi dell'Università in relazione alla necessità di mitigazione degli impatti sulle falde. La circostanza conferma però un rischio assai maggiore: con l'avvio dello scavo vero e proprio parte una pericolosissima sperimentazione "in progress" di disastri e dissesti più o meno gravi. Se si verificassero cedimenti o crolli cosa si fa? Si blocca tutto? Solo tentare di sanare i meri problemi procedurali e normativi significherebbe, oltre ad un enorme esorbitare dei costi, poter avviare i lavori non prima di un anno. Ma si avvierebbe il sistema degli enormi impatti dello scavo vero e proprio, che significano effetti ecologici infinitamente maggiori dei già gravi problemi ambientali. È per questo che i movimenti, le associazioni, gli studiosi, insieme a molti fiorentini sostengono ciò che ormai detta il puro buon senso: l'abbandono del progetto di sottoattraversamento e il ricorso alla variante di superficie. L'autore è docente di Pianificazione urbanistica all'Università di Firenze
IL TUNNEL TAV UN'IDEA DA ARCHIVIARE
Il progetto di sottoattraversamento Tav della città di Firenze è stato travolto dalle inchieste della magistratura, che hanno evidenziato gravissimi profili di illegittimità ed illegalità amministrative, civili e penali. Le indagini hanno rilevato l'uso di materiali inidonei, reati ambientali, aggiramento delle norme dei lavori pubblici e occultamento degli impatti. Il progetto è stato considerato "inutile e dannoso" e i movimenti e comitati chiedono l'abbandono del progetto e il ritorno ad un passante di superficie. Anche gli studiosi dell'università sostengono che il progetto è inadeguato e che la variante di superficie è più efficace e meno costosa.
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