Risponde il direttore Gabriele Canè GENTILE DIRETTORE, il nostro Paese si sta sbriciolando, millenni di storia vanno in frantumi e la Toscana è un pezzo importante di questo territorio a pezzi. Non credo che basti trincerarsi dietro piogge eccezionali per spiegare una litania di frane, di paesi isolati, di famiglie evacuate e di milioni da investire per cercare di rattoppare crepe sempre più vistose. Pensa anche lei che gli enti locali abbiano tagliato soprattutto le manutenzioni, invece del personale? P. B., Colle Val d'Elsa CARA LETTRICE o lettore, non ci sono dubbi: quello che arriva ogni giorno dal nostro territorio è una sorta di bollettino di guerra. Pompei, il più incredibile sito archeologico del mondo, un gioiello che se ben tenuto e ben sfruttato potrebbe rendere come un pozzo di petrolio, oltre a essere un orgoglio del paese, si sta sfarinando giorno dopo giorno. Volterra, altro cammeo di questa Italia bella e fragile, vede aprirsi crepe inquietanti nelle sue mura e sotto i suoi piedi. Le frane spostano interi centri abitati in Maremma, nella Lucchesia, in Lunigiana, e un po' dovunque. Insomma, una tragedia. Ed è evidente che tutto ciò non può essere attribuito solo a un fatto oggettivo, e cioè che le stagioni non sono più di quelle di una volta, ma che paghiamo anche una sciagurata carenza di manutenzione. Io credo però che gli enti locali in fondo facciano e abbiano sempre fatto il possibile. Ciò che manca è una cultura complessiva, un indirizzo di governo , una priorità che stabilisca che bisogna tutelare le nostre riserve auree di bellezza artistica e naturale. Con l'attenzione, e con gli investimenti. Questo non è accaduto. E quel che è peggio, stenta ancora ad accadere.