«TRE milioni di euro li mettiamo noi, lo Stato si impegni a fare altrettanto ». Enrico Rossi non vuole perdere tempo. Ieri pomeriggio ha lanciato subito la sua proposta. Ha scritto al premier Matteo Renzi e ne ha parlato con Dario Franceschini. «Non c'è più tempo da perdere, a Volterra la situazione è di assoluta emergenza », dice il governatore. Il ministro della cultura in serata chiama il sindaco Marco Buselli e lo rassicura: il governo staccherà subito un assegno da un milione per tamponare le spese necessarie agli interventi urgenti. «È importante - sottolinea il ministro aver individuato uno strumento operativo in meno di 24 ore». Rossi ieri ha interrotto il suo tour toscano per il sopralluogo, deciso dopo l'ennesima ferita provocata dal maltempo al patrimonio storico del centro pisano. Minata dal crollo di un tratto di mura medievali il 31 gennaio e da una serie inarrestabile di frane, Volterra lunedì ha dovuto fare i conti con l'ultimo sfregio: lo sperone di roccia dell'antica acropoli si è sbriciolato; una parte dei bastioni che circonda il parco archeologico e sovrasta Martiri della Libertà - la piazza che fa da porta di accesso alla città - non ha retto. «Da giorni i radar rilevavano movimenti significativi, sabato la crepa sullo sperone si era allargata addirittura di 5 centimetri» dice Nicola Casagli, geologo dell'Università di Firenze. Per mesi il suo team ha sorvegliato la Concordia al Giglio. Ora è stato ingaggiato dalla Protezione civile per il monitoraggio delle mura. Il tratto franato a gennaio per ora non desta particolari preoccupazioni. «Ma da 12 giorni i dati dei radar non erano per nulla confortanti sui bastioni - spiega Casagli - Quel tratto, già rattoppato nel '700, stava spanciando. Le piogge di questi mesi l'avevano gonfiato di acqua». I rilevamenti avevano spinto il sindaco a chiudere la piazza e la strada principale di ingresso alla rocca. Gli operai alpinisti ingaggiati dal Comune hanno prima provato a stendere teloni impermeabili, poi ad alleggerire il costone di roccia rimuovendo mattoni, uno ad uno, e a domare i suoi spostamenti ancorandolo a cavi di acciaio. Non c'è stato scampo. Vicino alle rovine della storia, un altro pezzo di grande bellezza italiana si sgretola. Così come in questi giorni succede a Pompei. «La situazione è drammatica - dice Rossi - serve un intervento urgente per impedire conseguenze ancora più gravi per la tenuta complessiva della città costruita sulla rocca. Non possiamo stare inerti a aspettare l'irreparabile». «Di Volterra si sono dimenticati tutti, da gennaio si sono susseguite 52 frane ma non fa più notizia. Eppure questa città è un libro di storia a cielo aperto. Fa piacere che gli appelli vengano raccolti, per questo ringrazio Rossi e Franceschini. Siamo il simbolo dell'Italia ferita. Però c'è bisogno d'altro. Dico da un po' di tempo che si debba calcolare in qualche modo il peso specifico delle città d'arte, e in base a questo "quoziente" attribuire le risorse. Un patrimonio di tremila anni deve essere un'opportunità, non un peso. Per questo ho chiesto a Renzi, insieme al sindaco di San Gimignano, che si impegni per sbloccare il patto di stabilità sulla difesa del suolo e sulla tutela dei beni culturali. Qui ci sono 7 milioni in cassa che non possiamo spendere». Con l'effetto paradossale che i lavori di somma urgenza dovranno essere calcolati come debiti fuori bilancio. Ieri il maltempo ha provocato frane e smottamenti fra la provincia di Pisa e Lucca. Fra Fauglia e Ponsacco, il crollo di una carrabile vicino al fiume Era ha isolato un gruppo di case. In Garfagnana, una frazione di Coreglia Antelminelli è isolata dal pomeriggio di ieri. E sui passi appenninici per ore è stato quasi impossibile transitare a causa della tormenta di neve.