MENTRE da Siracusa il presidente del Consiglio Renzi "sfidava" gli imprenditori a mettere in campo investimenti per salvare Pompei, in punta di piedi è arrivato il nuovo soprintendente, dal nome salvifico, Massimo Osanna. Grande accelerata dopo i tre crolli in 48 ore: il generale Giovanni Nistri, responsabile del Grande progetto Pompei, ha incontrato il presidente del tribunale di Torre Annunziata, Oscar Bobbio, e nei prossimi giorni incontrerà i vertici della Procura dello stesso distretto. Sta per iniziare il processo per il crollo della Schola armaturarum ed è pronto il rinvio a giudizio per i costi gonfiati del restauro del Teatro grande. «A chi vuole intraprendere nei beni culturali - ha detto Renzi - dico che cosa state aspettando? Non è accettabile che si faccia finta di niente di fronte ai muri di Pompei che crollano». Gli ha risposto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Gli imprenditori hanno fatto il loro dovere, penso a quello che ha fatto Della Valle per il Colosseo». L'area archeologica ha vissuto ieri la sua prima giornata di nuovo corso, mentre arrivavano le frustate dei commissari europei: stavolta è toccato a Androulla Vassiliou, responsabile Cultura, far sentire la sua voce: «Le autorità locali, regionali e nazionali devono fare di più - ha detto - e coordinarsi meglio per garantire che il denaro che viene speso sia utilizzato in modo efficace». Interviene poi Hahn, che di Pompei è un veterano: «Accolgo con grande favore le misure molto concrete annunciate dal ministro della Cultura. Siamo pronti a considerare nuovi finanziamenti dai fondi per la programmazione 2014-2020», e il cofinanziamento è salito da 42 a 74 milioni di euro con un aumento dell'aliquota. Intanto Osanna, risolto il gap della Corte dei conti, dove erano stati presentati ricorsi contro la sua nomina di "esterno", ha incontrato tutti i funzionari, «gente che ha lavorato con entusiasmo». Ha fatto propositi di «lavoro in sintonia, come già è con il generale Nistri. Ma ha chiesto una proroga: «Sarà difficile spendere i 105 milioni di euro destinati dall'Ue ai restauri previsti nel Grande Progetto Pompei». All'indomani del vertice con il neoresponsabile Mibac Dario Franceschini, cauto ottimismo ma preoccupazione per la mancanza di personale per la manutenzione ordinaria - quella di cui parla Salvatore Settis - caduta in disuso negli anni. «Ne servirebbero un'ottantina - ipotizza Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità che ha passato le consegne a Osanna - Il loro lavoro non può essere affidato all'esterno. Ci vogliono nuove assunzioni». Da Berlino pungente critica da Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di commercio: «Pompei rischia di crollare per la burocrazia e per gli sgravi fiscali che non ci sono, gli investimenti dei privati si allontanano sempre di più. Nel più importante parco archeologico europeo si contano solo i nuovi ministri e l'alternanza di commissari ad acta». «Sono stanco di leggere sui giornali solo che continuano a cadere pezzi a Pompei . Tutto il sistema della cultura va cambiato dichiara Riccardo Muti, insignito del premio Medaglia d'oro alla cultura italiana in Argentina - il ministro del Mibac da solo può fare poco. Sono fiducioso - ha continuato - ma ormai auspichiamo da decenni che ci siano interventi in grado di sbloccare il rilancio della cultura italiana. È la nostra arma più grande». L'attuazione rapida della Legge valore cultura è invocata dal segretario provinciale del Pd Venanzio Carpentieri con la responsabile cultura Luisa Pezone: «Per fare fronte ai ritardi del Grande Progetto Pompei e ai crolli - scrivono - in coerenza con l'impostazione programmatica e politica del governo Renzi si affrontino i blocchi delle procedure burocratiche».