Anche in un tweet si può nascondere una testimonianza. Ieri al cinguettio del direttore del Corrmezz, Antonio Polito: «A giudicare dallo spettacolo che hanno dato ieri, le istituzioni napoletane non si meritano Città della Scienza». Ha risposto Nowandthen: «Tristezza da una non napoletana che per la prima volta aveva spostato il suo 5x1000 dal FAI a Città della Scienza». Dopo lungo cyber-peregrinare siamo riusciti a rintracciare l'account «di quando in quando» (la traduzione in italiano) che, per pudore e motivi privati, vuol rimanere anonimo. «Ma ci tengo a dire che sono orgogliosamente di origine calabrese, poi trapiantata a Padova», la cadenza per la verità è molto più lombarda che veneta. Ora, vi chiederete, perché la storia di Nowandthen ci ha tanto incuriosito? Perché c'è dell'impegno civile in quello che ha fatto. È un atto politico oltre che d'amore nei confronti di una città che non è la sua, Napoli, di un museo che non ha mai visitato, Città della Scienza. Ecco il suo racconto: «Quelle fiamme, quella notte, mi hanno profondamente colpita. Perché sono state una ferita aperta nel futuro dei ragazzi e per me, sa, l'Italia non si salva se non con la cultura, con l'istruzione, con la conoscenza delle giovani generazioni». Ma ha mai visitato Città della Scienza? «Mai, era in programma. Sa, con altri due amici veneti, in maggio abbiamo visitato Napoli. Musei e concerto del Boss (Bruce Springsteen, ndr) . Quattro giorni intensi, saremmo andati anche a Città della Scienza, ma era distrutta». E come le è sembrata Napoli? «Meravigliosa. Non lo dico per retorica. In quei giorni tutto ha cospirato per la nostra felicità. Siamo andati a Pompei, in Circumvesuviana, nessun ritardo e con due lire abbiamo visitato uno dei posti più belli al mondo, con una guida che parlava in inglese perfettamente. Quando ora leggo dei crolli, mi stupisco, mi dico: ma io allora cosa ho visto? Ne ho parlato con un'amica archeologa e lei mi ha detto: è vero quel che dici tu e sono veri i crolli, Pompei è gigantesca potrebbero fare degli itinerari evitando tutte le aree a rischio e nessuno se ne accorgerebbe». Forse ha ragione la sua amica archeologa, continui. «Insomma noi abbiamo trovato il centro città è pulito, negli esercizi commerciali tutti cortesissimi infinitamente di più che a Milano e in 4 giorni mi hanno sempre fatto lo scontrino, vista una sola macchina passare col rosso. Luoghi comuni confermati: caffè, pizza, mozzarella, babà, sfogliatella spaziali. La cosa che però mi ha fatto pensare è che a maggio non c'era un solo italiano, tutti turisti stranieri: una vergogna. Mi chiedo se sia giusto che di Napoli passino solo i problemi e non anche le meraviglie. L'assenza quasi totale di turisti italiani, dovuta alla paura di andarci, è davvero incredibile, da vergognarsi. Per penitenza, dovrò tornarci ed è per questo che ho sentito l'esigenza di donare il 5 x 1000. Dovrebbero farlo tutti». Lo hanno fatto secondo lei? «Ora che me lo chiede sarei curiosa di scoprirlo. Un'isola felice di scienze, in un Paese dove la scienza è bistrattata. Spero di rivederla costruita». Istituzioni permettendo, ce lo auguriamo tutti.
Napoli. E io che avevo dato il mio 5 per mille alla Città...
Il direttore del Corrmezz, Antonio Polito, ha scritto un tweet in cui lamenta la situazione di Napoli, che secondo lui non si merita di essere chiamata Città della Scienza. Un utente anonimo, Nowandthen, ha risposto con una testimonianza personale. Ha visitato Napoli con due amici veneti nel maggio scorso e ha trovato la città meravigliosa, con un'atmosfera positiva e cortesia degli abitanti. Ha anche visitato Pompei e ha trovato che la città è stata "gigantesca" e che potrebbero essere fatti itinerari evitando le aree a rischio. Ha anche notato che a maggio non c'erano italiani, ma solo turisti stranieri, e che questo è una vergogna.
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