Osanna mette le mani avanti In principio fu Matteo Renzi. L'inquilino di palazzo Chigi, ieri, dalla Sicilia (da Siracusa, per la precisione, dove ha incontrato i ragazzi delle scuole) ha definito «inaccettabile che si continui a far finta di niente se mentre La Grande Bellezza vince l'Oscar c'è un muro di Pompei che crolla». Il richiamo è per gli imprenditori, ma non solo. I capitani d'azienda, per parte loro, sono stati invitati dal sindaco d'Italia a intervenire in aiuto del patrimonio culturale del Bel Paese. «Li sfido», dice apertamente Renzi. «Che state aspettando?». Sulla necessità di un'apertura ai privati per la cultura il premier va giù diretto: basta con il «rifiuto ideologico sull'intervento dei privati. Come se la tutela del bene la garantisse solo l'intervento pubblico... Se c'è qualcuno che ti aiuta o si offre di aiutarti a tenere in piedi il muro perchè non permetterglielo?». E il premier non si placa sul concetto: «Non è accettabile, ribadisco, che, pur avendo fondi pubblici pronti a essere spesi e pur sapendo esserci interessi di privati che potrebbero investire, attraverso la sponsorizzazione o la gestione, si continui così». Da Confindustria la replica arriva a stretto giro: il presidente Giorgio Squinzi ricorda «i tanti imprenditori che hanno fatto il proprio dovere» come Diego Della Valle per il Colosseo. «Sicuramente prosegue il patron di Mapei si possono trovare volontà private per mettere in sicurezza il patrimonio del Paese». Il dibattito, ora dopo ora, però, si anima anche qui. In Campania. A proposito dei «fondi pubblici pronti da utilizzare», il neo-soprintendente degli Scavi di Pompei, Ercolano e Stabia, Massimo Osanna, mette le mani avanti: «Sarà difficile spendere i 105 milioni di euro destinati dall'Ue ai restauri previsti nel Grande progetto Pompei. Serve una proroga». Cauta e realistica affermazione nelle prime ore del suo insediamento. Oggi intanto firmerà il contratto di lavoro alla presenza del direttore generale del Grande progetto, Giovanni Nistri. «Lavoreremo insieme, c'è già ottima intesa e sinergia riprende Osanna . Questa fase richiede tempi serratissimi, è vero. E il primo obiettivo è la messa in sicurezza e il completamento dei restauri con l'impiego dei 105 milioni di entro il 2015». Però, ribadisce il soprintendente, «credo che utilizzare tutti i fondi entro il prossimo anno sia difficile», visto che «finora sono stati spesi circa 40 milioni». Molto più deciso, come è il suo stile, il presidente della Camera di commercio di Napoli: «Pompei rischia di crollare per la burocrazia. Troppi impedimenti a livello nazionale bloccano i programmi urgenti per la ristrutturazione. Mentre qui a Berlino (dove si sta svolgendo la più importante borsa mondiale del turismo, ndr) sono stati aperti e chiusi in pochi anni centinaia di cantieri, nel più importante parco archeologico europeo e forse del mondo si contano solo i nuovi ministri». Poi Maurizio Maddaloni, rispondendo alla domanda di un giornalista tedesco sui progetti di recupero per Pompei, afferma: «Abbiamo più volte, in questi anni, proposto di coinvolgere grandi gruppi internazionali pronti a finanziare i restauri e partecipare attivamente ai progetti di rilancio attraverso joint venture. Ma troppi ostacoli legati all'impossibilità di dedurre le spese fiscali in Italia hanno fatto saltare importanti intese avviate». Ambrogio Prezioso, ex timoniere dell'Acen e oggi consigliere incaricato dell'Unione industriali di Napoli: «Ha ragione Maddaloni, qui siamo poco competitivi anche sul terreno del mecenatismo. In altri Paesi chi sponsorizza l'arte e la cultura può sgravare gran parte delle medesime somme dalle tasse». Il problema, chiude, «è che non solo non si riesce ad investire dentro gli Scavi ma anche farlo all'esterno, nella cosiddetta buffer zone, diventa difficile, anzi difficilissimo. Qui su 2,5 milioni di visitatori l'anno, riusciamo a intercettare appena il 3. Dobbiamo arrivare minimo al 30, ma servono strutture e attrattori. Siamo pronti a investire di tasca nostra, però servono almeno tre pre-condizionmi: una burocrazia sostenibile, sicurezza e una fiscalità regolare, nel senso che almeno non vari in corso d'opera».
Renzi sfida le imprese: Investite a Pompei (ma c'è un freno fiscale)
Il premier Matteo Renzi ha definito inaccettabile che si continui a far finta di niente per il patrimonio culturale italiano, come il muro di Pompei che crolla. Ha invitato gli imprenditori a intervenire in aiuto del patrimonio culturale del Bel Paese. Il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, ha ricordato i tanti imprenditori che hanno fatto il proprio dovere come Diego Della Valle per il Colosseo. Il neo-soprintendente degli Scavi di Pompei, Massimo Osanna, ha affermato che sarà difficile spendere i 105 milioni di euro destinati ai restauri previsti nel Grande progetto Pompei. Serve una proroga.
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