Convocazione anticipata alle 9 invece che alle 11, che per chi lavora al Casinò, è assai presto. Quindi, come dicono tutti i trattati militari, l'attacco parte all'alba. Obiettivo: fare presto, non perdere nemmeno un minuto. "Messi in fuga" i Terruzzi, resta in campo François Pinault, con un'offerta misteriosa e tutta da verificare, che illazioni di stampa azzardano in 30 milioni di euro non si capisce se per comprare una parte del Palazzo o per affittare il teatrino per 60 anni. E l'ingegner Piantini, presidente della Casinò Spa, ha la valigia pronta per volare oggi stesso a Parigi per concludere. In pieno ballottaggio, a poche ore dall'elezione del nuovo sindaco, il metodo più volte sperimentato dall'uscente Paolo Costa di giocare in zona Cesarmi (come a dicembre con l'ordinanza sul moto ondoso a tre giorni prima della scadenza del mandato), porterà lontano dalle possibili obiezioni della nuova amministrazione la questione Casinò-Palazzo Grassi, fatto salvo lasciare alla stessa tutte le eventuali, derivanti grane. Una mancanza di senso dell'opportunità è sottolineata da Mara Rumiz: «Lunedì, dopo il ballottaggio, avremo il nuovo sindaco. Buon senso vorrebbe che l'amministrazione uscente evitasse di prendere decisioni impegnative per la città nelle ultime ore del mandato. Suggerisco al presidente e al consiglio di amministrazione della Casinò S.p.a. di evitare di assumere decisioni su Palazzo Grassi vincolanti la nuova amministrazione, a distanza di due giorni dal ballottaggio. Far slittare la decisione di una settimana consentirà al nuovo sindaco di prendere visione delle proposte e dei progetti, di valutare le offerte e di esprimersi sull'operazione». In ogni caso, né dall'ufficio di Costa a Ca' Farsetti, né tantomeno dai piani alti di Ca' Vendramin Calergi, trapela alcunché. La consegna è bocche cucite. Tant'è che il direttore dei Civici Musei, Romanelli, seppur interpellato solo per la parte artistica (il piano per l'utilizzo espositivo di Palazzo Grassi è suo), ha cortesemente ma fermamente negato qualsiasi dichiarazione sulla questione. Tutto, intorno a questa vicenda, ha contorni ambigui. L'estromissione dei Terruzzi (così almeno sostiene la famiglia) sarebbe stata immotivata secondo l'assessore Sprocati che aveva sostenuto che i problemi essenziali erano stati affrontati e risolti. Le voci insistenti di "giochini" su tavoli paralleli per la compravendita denunciati dall'ex "re dello stagno", smentite dal Casinò, venivano riaffermate pubblicamente sulla stampa nazionale dalla famiglia lombarda. Ma ciò che è un'offesa al buon senso in questo preciso momento politico-amministrativo, è questa urgenza sospetta, con in più una assoluta mancanza di trasparenza in scelte dagli importanti effetti futuri da parte di una società che è al cento per cento pubblica. A ciò si aggiunge la notizia del vistoso calo degli incassi della casa da gioco (meno 10 milioni di euro), cui fa seguito un forte disagio sindacale del personale. Tanto è vero che le organizzazioni sindacali (esclusa l'Ugl, che si dissocia) avevano sollecitato la ripresa del confronto su temi quali il contratto aziendale, nonché su specifiche situazioni relative tanto al personale dei tavoli, da gioco, quanto a quello delle slot ed a quello amministrativo, ma si sono scontrate - secondo una loro nota - in una disattenzione che "potrebbe destabilizzare definitivamente una struttura già in grave crisi. Si spendono energie su piani finanziari quindicinali assolutamente misteriosi con lo scopo di finanziare opere (vedi nuovo stadio) ben distanti da quella che è la reale vocazione della Casa da Gioco, mentre l'ipotesi della nuova sede, unica vera e reale priorità, rischia di affogare per effetto di una gestione fallimentare che vede impegni economici difficili da sostenere, basandosi anche su una doverosa linea di prudenza nell'ipotizzare entrate future. Il consiglio di amministrazione, recentemente rinnovato, pur essendo nella pienezza dei propri poteri, non pare porsi il problema di promuovere una gestione sana ed equilibrata, venendo meno la quale ciascuno dei suoi componenti non potrà esimersi da una doverosa assunzione di responsabilità, a fronte anche delle scelte fatte dalla proprietà che finiscono per minare le fondamenta dell'azienda. Questa proprietà, iperattiva sulle vicende di Palazzo Grassi, risulta invece totalmente assente sulle questioni più sopra delineate".
Palazzo Grassi, troppa voglia di fare presto
Il Casinò di Venezia ha convocato un consiglio d'azienda anticipato alle 9, anziché alle 11, per discutere la vendita di Palazzo Grassi. L'ingegner Piantini, presidente della Casinò Spa, sarà in volo per Parigi per concludere l'affare. La famiglia Terruzzi, che ha lasciato il Casinò, sostiene che la sua uscita sia stata immotivata. Il Casinò ha rifiutato di confermare le voci secondo cui i Terruzzi avrebbero ricevuto offerte per la vendita del Palazzo. La società ha anche riferito un calo degli incassi, che ha causato disagio tra il personale sindacale.
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