Rubato in Italia negli anni '70, è stato ritrovato in una galleria di New York. Dove le autorità l'hanno sequestrato, perché proveniente da scavi clandestini. La storia di un ennesimo reperto trafugato e ora in viaggio verso Roma Arianna torna a casa. La polizia americana l'ha ritrovata in un magazzino a Long Island City, nel Queens, e l'ha già impacchettata per rispedirla in Italia. Arianna, la figlia di Minosse che aiutò Teseo a uscire dal labirinto, è il soggetto di una scultura-coperchio di un sarcofago romano di 1800 anni fa. Trafugata nella campagna italiana, esportata illegalmente in Svizzera e poi arrivata oltreoceano, dove dopo 30 anni di silenzio è stata adocchiata dagli investigatori federali nella vetrina di una galleria di Manhattan, a New York. Quella meravigliosa Arianna addormentata ha insospettito gli agenti newyorchesi, che l'hanno segnalata alle autorità italiane. Il riconoscimento è arrivato subito: tra le migliaia di polaroid scoperte nell'archivio di Gianfranco Becchina, l'antiquario siciliano a cui nel 2001 i magistrati romani sequestrarono a Basilea cinque magazzini di reperti, in gran parte rubati, c'erano anche le immagini di quel sarcofago. Una trama fedele a quella di molti altri casi raccontati dall'Avvocato dello Stato Maurizio Fiorili a "l'Espresso" poche settimane fa . La scultura, probabilmente, fu trovata dai tombaroli durante degli scavi clandestini negli anni '70. Nel 1981 arrivò in Svizzera, dove venne esibita in un museo per tre mesi, fra l'82 e l'83. Da lì, ha fatto perdere le sue tracce, fino all'avvistamento delle autorità alla "Park Avenue Armory" di Manhattan. «La statua non è di proprietà della galleria», ha dichiarato al New York Times l'avvocato della società : «La esponevamo solo per conto di un cliente», di cui non ha voluto dichiarare l'identità. Le indagini sono in corso, ma intanto Arianna è già in viaggio verso Roma. «È nostra responsabilità far sì che l'opera torni ai suoi legittimi proprietari. In questo caso, il popolo italiano», ha dichiarato il procuratore Loretta Lynch, ringraziando i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico.