Un vago ricordo le serate trascorse attorno ad una pizza, immortalati da foto e telecamere. Persa nel trapassato remoto l'alleanza di ferro in nome della Coppa America. Finita nel dimenticatoio la gioiosa inaugurazione della metropolitana a Napoli. Insomma, fine di un amore, quello tra Luigi de Magistris e Stefano Caldoro. Già la crisi del San Carlo, gestita con toni barricaderi dal sindaco, aveva fortemente incrinato il rapporto, ma a dare la botta finale è stata la vicenda tragicomica di Città della Scienza. Con l'accordo per la ricostruzione della struttura saltato all'ultimo momento per incomprensioni tra Comune e Regione. Quando la festa era pronta, con il ministro Giannini alla sua prima uscita pubblica nel Mezzogiorno, si consuma la farsa giocata sulle spalle della città. All'ultimo secondo dell'ultimo giorno utile, gli emissari del sindaco e del governatore scoprono di non essere d'accordo, complice il ministero dell'Ambiente, sui termini della questione. Il Comune intendeva legare alla ricostruzione di Città della Scienza anche la bonifica del litorale di Bagnoli, la Regione ed il ministero, causa la mancanza di fondi, si sono opposti. E così, la ventennale epopea di Bagnoli trascina sul fondo, con sé, anche Città della Scienza, le cui rovine saremo costretti a sopportare a tempo, ad oggi, indeterminato. Sarà banale dirlo, ma la pagliacciata a cui hanno dato corso gli emissari del sindaco e del presidente regionale rimarrà nella storia della città, a sugellare la superficialità, l'incuranza, l'arroganza, la presunzione di una classe politica che dopo mesi e mesi di discussioni si è permessa di chiudere una situazione tra le più dolorose degli ultimi anni con un semplice: «Non ci siamo capiti, ci riproveremo». Una presa in giro che pretenderebbe le dimissioni immediate di quanti si sono occupati del caso. Come si può pensare che una ferita atavica come quella della bonifica di Bagnoli possa risolversi in cinque minuti, senza alcun approfondimento preventivo? Come ci si può presentare ad un appuntamento di tale rilevanza senza avere pronto, da settimane almeno, un testo condiviso, direi quasi già sottoscritto, approfondito, su tutti i punti della questione? Come si può pensare di gestire un evento di tale impatto sulla base dello scambio di semplici email, che de Magistris, aggrappandosi al nulla, dice di aver inviato e ricevuto nei mesi da Caldoro? È serio pensare di potersi giustificare in modo così patetico con la cittadinanza? Ecco, quindi, che il tema si intreccia e confonde con la qualità della classe politica del Mezzogiorno. Con l'accertata incapacità del Sud ad esprimere personalità di livello nazionale. Lo si è visto con la formazione del Governo Renzi. La Campania non ha piazzato nessuno nei posti che contano. E la triste parabola di De Luca dice tutto. C'è da chiedersi perchè agli amministratori di questa regione non riesca il gran salto. Seppure con le dovute differenze, la parabola di De Luca è la stessa di Bassolino. Entrambi, al culmine dell'esperienza amministrativa, hanno tentato, con modalità e stili diversi, di affacciarsi al proscenio nazionale. Arrivando persino al Governo. E, tuttavia, quel passaggio ha per entrambi rappresentato l'inizio della fine. Ricollocati nelle precedenti esperienze amministrative, non hanno avuto, o non sembrano più avere, quello slancio e quella forza che li aveva caratterizzati a livello locale. Anche Caldoro e de Magistris avranno lo stesso problema. Caldoro, che al netto del gravissimo scivolone di ieri, ha sostanzialmente espresso una cultura di rigore e serietà «riformista» (da destra), come certificato anche dai lusinghieri sondaggi che lo premiano, dovrà porsi il tema di come orientarsi nel mutato panorama nazionale, in cui la svolta liberal di Renzi può indurre in tentazione più di qualche progressista del centrodestra. De Magistris, invece, ha il problema, opposto, di recuperare un percorso amministrativo che sembra ormai seriamente, se non irrimediabilmente, compromesso. Due uomini e due destini, ormai divisi. Su tutto.