«Quarant'anni di stallo sulla Grande Brera sono una colpa anzitutto dello Stato, sbaglia la direttrice regionale Bon Valsassina a imputare i ritardi alle diverse opinioni della società civile. È giusto che ognuno si assuma le proprie responsabilità». Ilaria Borletti Buitoni, prima che sottosegretario alla Cultura (appena rinominata da Renzi), è esponente di peso del mecenatismo milanese. «Bisogna riavvicinare i milanesi alla loro Pinacoteca». «Quarant'anni di stallo sulla Grande Brera sono una colpa anzitutto dello Stato, sbaglia chi addebita i ritardi alle diverse opinioni della società civile. È giusto che ognuno si assuma le proprie responsabilità». Ilaria Borletti Buitoni, prima che sottosegretario alla Cultura (appena rinominata da Renzi), è esponente di peso del mecenatismo milanese. Breve biografia: l'impegno per l'Africa, il volontariato civile, fino alla presidenza del Fai per la salvaguardia dell'ambiente e dell'arte. E qui torniamo a Brera: «Bisogna riavvicinare la città e i milanesi alla loro Pinacoteca, oggi c'è troppa distanza». La rinascita del polo accademico-museale, insiste, può passare solo dal rinnovato impegno di privati, fondazioni, università e imprese: «Viste le risorse necessarie è fondamentale aprirsi alle forze della città, sia sulla ricerca del modello gestionale migliore, sia sul reperimento dei finanziamenti». Servono almeno 100 milioni di euro per dare corpo al sogno proibito della Grande Brera. Un nuovo campus dell'Accademia di Belle arti nell'ex caserma di via Mascheroni (fatte le indagini architettoniche), un secondo polo museale nei saloni di Palazzo Citterio (in chiusura l'appalto, due anni di cantieri) e l'ampliamento della Pinacoteca nel complesso monumentale che fu degli Umiliati, di Maria Teresa e di Napoleone (progetto firmato dall'architetto Mario Bellini). Questo è il mosaico disegnato dal protocollo del luglio 2010. Ieri l'altro, durante la visita a Brera, il ministro della Cultura Dario Franceschini s'è informato con gli interlocutori istituzionali: a che punto è l'iter? Che fine ha fatto l'ipotesi di una Fondazione mista pubblico-privato per governare l'operazione di rilancio? Intervistata dal Corriere , la direttrice regionale ai Beni culturali, Caterina Bon Valsassina, ha fissato due paletti: nessuno stravolgimento degli accordi per evitare ulteriori ritardi; valutare e nel caso ripartire da zero con gli studi di fattibilità per la Fondazione di gestione. Un approccio non condiviso dal sottosegretario Borletti Buitoni: «Evitiamo barriere puramente ideologiche. Voglio ricordare che il mecenatismo è un fattore cardine della cultura della città». La Fondazione, continua, è la strada naturale per lo sviluppo del progetto: «La prima proposta presentava delle criticità, andrebbe riscritta, ma la Fondazione resta necessaria nella realizzazione della Grande Brera: lo Stato non è più in condizione di mantenere il proprio patrimonio, è indispensabile "fare rete", in modo trasparente ed efficace, con le istituzioni private. Milano ha storia, tradizione e potenzialità per farlo». Prima riflessione: il protocollo d'intesa è stato finanziato solo parzialmente (27,8 milioni di euro); senza nuove risorse resta un guscio vuoto. Due: si potrebbe aprire un confronto con la Bocconi per trovare «la forma di gestione adatta, in modo da poter coinvolgere il più possibile la città». Terzo: evitiamo di escludere a priori la destinazione di Palazzo Cusani (oggi occupato dalla Difesa), in via Brera, come approdo per l'Accademia. Borletti Buitoni: «Non credo che un ripensamento sulla caserma di via Mascheroni sarebbe negativo». Motivo: «Attualmente non ci sono disponibilità economiche immediate per pagare il trasferimento a Pagano, qui non si tratta di interrompere un percorso operativo. Per altro bisognerebbe capire dal Demanio se sia sempre favorevole a destinare un immobile come quello di via Mascheroni all'Accademia di Brera. Siamo in una fase problematica per i bilanci pubblici...». Il suo sospetto, sottosegretario, è che il Demanio potrebbe decidere di vendere l'ex distretto militare anziché regalarlo agli studenti? «Non mi scandalizzerei». Le Belle arti a Palazzo Cusani anziché nella caserma Mascheroni: l'ipotesi, sponsorizzata dagli amici di Brera, incontra consensi e critiche (non ultima: la direttrice Bon Valsassina). Ilaria Borletti Buitoni promuove l'idea: «Bisognerebbe sondare la disponibilità della Difesa. L'ingresso del polo universitario a Palazzo Cusani completerebbe un complesso storico e funzionale molto innovativo». E se i dirigenti del ministero fossero contrari? «È necessario che la città imponga un interlocutore attraverso le proprie istituzioni. Il progetto è della città, e oggi è percepito come un fallimento. Tanto che ci presenteremo all'Expo, ahimè, senza la Grande Brera».