Quando gli uomini si riuniscono le loro teste si stringono: ammoniva Montaigne che era sì burbero, ma oltremodo saggio. Pompei continua a crollare e nel frattempo passano i ministri, si avvicendano sovrintendenti, commissari speciali, dirigenti vari. Nell'ultima riunione di ieri, si sono stretti uno accanto all'altro, un nuovo sovrintendente in attesa di nomina definitiva, un direttore generale delle Antichità, un direttore generale (che è generale dei carabinieri) del Grande progetto Pompei e il suo vicedirettore, il direttore regionale per i Beni culturali della Campania, il capo dell'ufficio legislativo Mibac, il capo di gabinetto del ministro, un rappresentante del segretario generale del suddetto ministero. Basterà? Il comunicato rilasciato ha la verve d'altri tempi e spiega che sono state prese decisioni «immediatamente operative», riassunte in 9 punti (quasi un decalogo). Al punto 1) si dà «l'avvio di tutte le procedure necessarie a effettuare gli interventi di "somma urgenza" nelle aree interessate dai crolli» (neretto e virgolette sono originali nel testo). A parte la «somma urgenza», i restanti comandamenti sembrano buoni propositi anche se il ministro Dario Franceschini li definisce «misure significative» che accomunano tutti i precedenti tentativi (falliti) di messa in sicurezza. Nel frattempo a pochi chilometri da Pompei, sotto la stessa pioggia, Ercolano brilla come esempio di buona gestione: col nome di Herculaneum Conservation Project, funziona una partnership tra pubblico e privato (il Packard humanities institute del colosso informatico Hp ha investito in 10 anni 20 milioni di euro) che in modo autonomo e fuori dalle beghe politico-burocratiche, e dai condizionamenti esterni, con un team internazionale e multidisciplinare, si prende cura della conservazione e valorizzazione del sito archeologico. Sarebbe bello replicare l'esperimento a Pompei, magari trovare uno sponsor straniero a cui affidare la gestione delle cose, magari lasciare che siano altri ad occuparsene sotto l'egida dell'Unesco. Visti gli insuccessi, meglio essere realisti che inutilmente testardi.
Pompei segua l'esempio di Ercolano. Gestione autonoma e sponsor privato
Il ministro Dario Franceschini ha annunciato decisioni operative per la sicurezza di Pompei, riassunte in 9 punti. Le misure includono l'avvio di procedure di "somma urgenza" per affrontare i crolli. Il ministro definisce queste misure "significative" ma riconosce che siano simili a quelle fallite in precedenza. In contrasto, a Ercolano, un progetto di conservazione è stato realizzato con successo grazie a una partnership pubblico-privata. Il progetto, finanziato da 20 milioni di euro, ha coinvolto un team internazionale e ha ottenuto risultati positivi senza interventi politici o burocratici.
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