NAPOLI Avvio di tutte le procedure necessarie a effettuare gli interventi di «somma urgenza» per ripristinare i muri crollati e intervenire su quelli «a immediato pericolo»; utilizzo di 2 milioni sui fondi ordinari della Soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia per interventi di manutenzione ordinaria. Ecco, queste sono le prime due decisioni prese nel vertice di ieri mattina convocato dal ministro Franceschini con il soprintendente Osanna, il direttore delle antichità Malnati, il direttore generale e il vicedirettore del Grande Progetto Pompei, Nistri e Magani, il direttore regionale per i Beni culturali della Campania Angelini e alcuni dirigenti del ministero. È stata poi decisa l'accelerazione di una serie di procedure, autorizzazioni e convenzioni già previste per rendere effettivo il Grande Progetto Pompei. Ma ora che il summit romano ha stabilito l'ovvio, cioè di fare la manutenzione ordinaria e di riparare i muri crollati, si torna al problema centrale: il personale addetto a svolgere queste funzioni (e non solo queste). «Per la manutenzione dice il segretario provinciale della Cgil Funzione pubblica Gaetano Placido la Soprintendenza dispone di 5 operai. Gli archeologi oggi sono 11 e gli architetti 9, dei quali 17 assunti due anni fa sulla base della graduatoria del concorso del 2008, e provenienti dal Centro-Nord perché allora in Campania neppure un posto fu previsto. I restauratori sono 4, e operano su oggetti non sugli affreschi. I custodi 130. Sembrano molti ma non è così perché operano su tre turni (mattina, pomeriggio e notte), 25-26 a turno per un'area di 44 ettari. Un mese fa l'ultima assunzione: 4 custodi. Dieci anni fa, prima del blocco del turn over, i custodi a Pompei erano 220». Questi i numeri, che rendono improbabile un intervento radicale. E non si possono neppure confrontare con la pianta organica, che era in via di definizione prima della nuova svolta. I sindacati stavano ragionando con la Direzione regionale sulla Soprintendenza unificata quando Pompei è stata nuovamente scorporata da Napoli. «Cambiano continuamente i ministri e si succedono riforme e controriforme. Questo è diventato un problema serio», commenta Placido. Ancora più preoccupante, tornando ai numeri, è che in Campania negli ultimi anni i Beni culturali abbiano perso 1.000-1.200 posti per i pensionamenti. E che, su base nazionale, l'organico stia scendendo complessivamente da 23 mila a 19 mila unità. Non a caso, lunedì, all'indomani dei primi due crolli dei giorni scorsi, Susanna Camusso ha detto: «Pompei cade a pezzi: sarebbe tanto strano istituire una specie di servizio civile per quei restauri? Sarebbe molto utile utilizzare i ragazzi per difendere il nostro patrimonio artistico», ha aggiunto la segretaria nazionale della Cgil in un'intervista a la Repubblica. «Sarebbe opportuno e ragionevole aggiunge il segretario della Cgil campana Franco Tavella perché una delle grandi ricchezze nazionali e regionali, forse la più importante, rischia di sbriciolarsi e perché così si affronterebbe l'altro grande problema costituito dalla disoccupazione giovanile. Il Grande Progetto prevede almeno 39 restauri, invece un cantiere è stato chiuso e solo 4 sono operativi ma con pochissimi lavoratori, anche per il problema gravissimo dei ribassi sulle basi d'asta. Dal 2011 si parla di centinaia di assunzioni a Pompei, ma è realtà virtuale». Con il Grande Progetto poco è cambiato. «Al momento dice Placido ci risultano solo 17 assunzioni di tecnici e amministrativi. E poi, a proposito di giovani, i 500 che Bray aveva promesso di assumere nei Beni culturali in tutta Italia sono diventati ragazzi da formare, insomma stagisti per un anno». I candidati che hanno presentato domanda in Campania sono 406, in tutta Italia 21.552. «Ma in ogni caso non saranno loro a risolvere i problemi di Pompei».