POMPEI Una pena quasi inesorabile. A ogni raffica di piogge, un grappolo di pietre che si stacca. A ogni allarme meteo, la paura o la certezza che rotoli giù un altro frammento di Pompei. E ora due cedimenti in due giorni, registrati dalla nuova Soprintendenza ai beni archeologici, nell'antica e fragile città stesa lungo i suoi 44 ettari di Domus e cardini e templi visitabili, riaprono la polemica politica sullo stato dei cantieri aperti a Pompei. Sabato, primo allarme intorno al Tempio di Venere: cade giù un pezzo della spalletta che sostiene l'edificio dedicato alla dea. Ieri, crolla il muretto di una tomba: si sbriciola un muro alto un metro e 70 centimetri, per un fronte di tre metri e mezzo, della importante necropoli di Porta Nocera. Forza Italia apre l'offensiva sul neo ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini, chiedendone le dimissioni, «così come Franceschini fece in aula scrive in una nota la deputata Fi Elvira Savino chiedendo che all'epoca del primo crollo, nel 2010, l'allora ministro Bondi facesse un passo indietro ». Ma interviene compatta la squadra del Ncd a difendere il ministro, mentre Franceschini convoca già per domani, alle 10.30, una «riunione operativa su Pompei ». Il ministro ai Beni culturali chiede un dossier dettagliato sulle motivazioni dei crolli, non solo quelli delle ultime 48 ore, ma anche degli ultimi mesi. Il titolare del Mibact vuole fare il punto sull'efficacia e la tempistica degli interventi «di ordinaria manutenzione e sullo stato del Grande Progetto Pompei», quello che dovrà spendere i 105 milioni di fondi europei. Al tavolo partecipano il Soprintendente incaricato Massimo Osanna, il direttore generale delle antichità, Luigi Malnati, il direttore generale del "Grande Progetto Pompei", generale Giovanni Nistri, tutti voluti dall'ex ministro Massimo Bray e giunti a Pompei da soli cinquanta giorni. Franceschini ha chiesto proprio a Nistri e Malnati chiarimenti sulle ragioni dei cedimenti. Col paradosso che spesso accompagna i tesori italiani: la città antica vive in tre dimensioni sui grandi schermi italiani nel film di Paul Anderson, mentre appare muta e in pericolo quella fatta di architetture e affreschi ai piedi del Vesuvio. Una corsa contro il tempo mentre si scatena il fuoco della polemica. La deputata Savino e il senatore Fi Riccardo Villari guidano l'affondo contro Franceschini. «Per carità di patria, eviterò di rammentare a quanti si scagliarono contro Bondi e Galan che oggi l'unico responsabile sembra essere Giove pluvio ma è giunto il momento di conoscere realmente lo stato dell'arte e assicurare tempi certi al recupero definitivo dell'area archeologica. Un paio di giorni fa, Magani (il vice di Nistri, a Pompei, ndr) ha accolto il neo ministro Franceschini a L'Aquila: dal momento che il sovrintendente risulta nominato proprio a Pompei quale vicedirettore vicario da oltre due mesi, quindi non più direttore regionale in Abruzzo domanda infine Villari pretendere un impegno a tempo pieno per Pompei è legittimo, utile o ci si deve accontentare di un super manager a scavalco?». Stessa lunghezza d'onda della Savino che invoca addirittura le dimissioni. Ma Fabrizio Cicchitto (Ncd) replica: «Vediamo che la stupidità non ha limiti. C'è evidentemente chi vuole battere ogni primato in materia ».