Confermati i danni strutturali alla chiesa LECCE Almeno altri tre anni di passione attendono la sontuosa facciata della basilica di Santa Croce che sarà schermata con teli e impalcature per i restauri necessari a fermare lo sbriciolamento di parte dei preziosi decori avvenuto a cominciare dal 2011. Al netto delle verifiche tecniche eseguite dai consulenti, lo annuncia l'architetta Giovanna Cacudi, della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, nelle sue vesti di responsabile del procedimento che riguarda gli interventi diagnostici e di monitoraggio della facciata con annesse opere di messa in sicurezza strutturale e delle superfici lapidee. Il lavoro sin qui svolto dagli esperti conferma, nella sostanza, i timori iniziali secondo cui la facciata della basilica, simbolo della città con il suo grande rosone e i ricchi ricami scolpiti nella pietra leccese, non se la passa bene. Santa Croce è malata, ma per fortuna le sue piaghe possono essere curate con interventi minuziosi e appropriati, non facili, non rapidi. «Ci vorrà del tempo - ammette Giovanna Cacudi - per rimettere a posto le cose, ma per fortuna i danni sono restaurabili». La Soprintendenza, che nel 2011 si mosse in soccorso della basilica, monumento assai attrattivo e tra i più visitati dai turisti, optò per una blindatura relativamente leggera costituita da barriere protettive a tutela dei visitatori. Ora, però, «occorrerà fare ricorso a impalcature e teloni che, nella prima fase, saranno distesi sulla parte superiore che sarà interessata da lavori di restauro per circa un anno e mezzo», chiarisce l'architetta Cacudi mentre «almeno un altro anno e mezzo sarà necessario per restaurare la sezione inferiore». Ma quanto costeranno i restauri? «A disposizione noi abbiamo già circa 150.000 euro - chiarisce ancora Giovanna Cacudi - ai quali dovremo aggiungerne altrettanti per poter completare i lavori». E se le verifiche sull'entità dei danni eseguite dai consulenti sono terminate, ora spetta alla Soprintendenza stilare il progetto di restauro. «Ci sono dei problemi di natura strutturale nella parte alta - conclude Giovanna Cacudi - e problemi di natura conservativa del paramento lapideo e ora si interverrà con le operazioni di risanamento. Ma il fatto che si possa intervenire è positivo, anche se è stato necessario del tempo per poter capire quale dovesse essere il giusto intervento. Andremo per gradi partendo dalla parte alta della facciata e ricorrendo a fondi ministeriali. Se dovessero concedere le somme richieste andremo avanti e comunque tutto dipende dai finanziamenti. Sicuramente entro questo mese dovrò consegnare il progetto. Una cosa è certa: i 150.000 euro di fondi ordinari a nostra disposizione inizieremo subito ad utilizzarli. Per tutto questo, almeno tre anni mi sembra un tempo ragionevole».