SEREGNO «I brianzoli hanno sempre avuto a cuore due cose: l'attività produttiva e la presenza di grandi spazi verdi, come il parco di Monza. Oggi questo connubio è saltato e la Brianza rischia di diventare e in alcuni casi lo è già una periferia incolore e degradata». Arturo Lanzani, 52 anni, conosce bene questo territorio. Un po' perché c'è nato e ci vive, un po' per il suo lavoro: oltre a insegnare Urbanistica al Politecnico di Milano, è stato per dieci anni assessore a Seregno e ha seguito il piano di governo del territorio di diversi Comuni brianzoli. Dal suo osservatorio guarda con preoccupazione allo sviluppo incontrollato di un'area che ha sempre saputo mantenere un giusto equilibrio tra le esigenze del tessuto produttivo e la crescita della popolazione. Almeno fino agli anni Novanta del secolo scorso. «Oggi non è più così spiega . Ci sono due cicli che hanno caratterizzato il consumo di suolo in Brianza. A quello avvenuto col boom economico e che ha visto la nascita di un sistema produttivo fatto di piccole e medie aziende ma rispettoso del verde, è seguita negli ultimi 20 anni un'incontrollata espansione edilizia, alimentata da una lato dalla necessità dei Comuni di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione e dall'altro dai capitali provenienti dall'attività produttiva investiti nel mattone». Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Le aree verdi sono state edificate, quelle degradate, industriali e non, sono state abbandonate a se stesse, senza un disegno complessivo che regolamenti lo sviluppo del territorio brianzolo. «Qualcosa si sta facendo ora, anche se ormai è tardi aggiunge Arturo Lanzani . Il piano del territorio della Provincia di Monza e Brianza ha posto dei paletti al consumo del suolo. E alcuni Comuni, come Desio, Lissone, Lentate, Monza, si stanno indirizzando verso una politica più rispettosa del territorio».