VOLTERRA (Pisa) Un boato e un altro crollo, in diretta, davanti agli abitanti terrorizzati. Drammatico, devastante e a rischio per gli operai che stavano lavorando alle mura d'impianto medievale della città già sbriciolate per un fronte di trenta metri un mese fa. E adesso la frana di Volterra fa ancora più paura e, dopo aver sfregiato gli antichi bastioni, minaccia l'acropoli etrusca, quasi tremila anni di storia, antichi templi votivi, aree rituali ancora da decifrare, tesori da scoprire. «Sono a poche decine di metri dall'ultimo crollo dice il sindaco Marco Buselli e siamo preoccupati. Non c'è tempo da perdere, pochi giorni così e la grande storia dell'Etruria rischia d'essere cancellata per sempre». È stato uno dei giorni peggiori quello di ieri per Volterra, il gioiello etrusco, romano e medievale che domina quel tratto di Toscana che dal mare s'inerpica sino alle colline della Valdicecina e dalla provincia di Pisa conduce verso quella di Siena. Un lunedì nero seguito a una domenica bestiale, di grande preoccupazione e, purtroppo, di pessimismi profetici. «La pioggia non ha aiutato e non era difficile immaginare che la frana avrebbe colpito ancora», spiega l'assessore ai Lavori pubblici Paolo Moschi. Che però benedice il Cielo. «Si è sfiorata la tragedia racconta perché quando poco dopo le 16 si è staccato lo sperone di un tratto delle mura ricostruite nel Settecento erano in tanti a lavorare e a osservare da vicino. Un operaio è rimasto sospeso nell'aria su una piattaforma, le mura gli sono crollate davanti ai suoi occhi e lui è rimasto inerme con un masso in mano. Un autista è stato sfiorato dal crollo. Nessuno è rimasto ferito. È stato un miracolo che ha un po' rischiarato questa sciagurata giornata. Adesso però bisogna fare il resto. La frana potrebbe salire verso l'acropoli, tutto è instabile, abbiamo pochi giorni di tempo». Durante la frana di ieri sono caduti 700 metri cubi di terra e a poco sono serviti i tentativi di bloccare il movimento della terra con teloni impermeabili e rinforzi d'acciaio. Fabrizio Burchianti, il direttore del museo etrusco Guarnacci, il secondo al mondo per importanza dopo Villa Giulia a Roma, è stato tra i primi a correre in piazza Martiri. E a tremare, davanti a quel vampiro che adesso minaccia gli Etruschi. L'acropoli volterrana custodisce le fondamenta di templi dell'VIII secolo avanti Cristo, i recinti in muratura dedicati ai culti votivi. «Lo scorso anno i ricercatori dell'università hanno trovato un mosaico bellissimo racconta Burchianti . E qui negli anni sono state trovate armi, terrecotte, vasi finemente decorati, bronzi». L'acropoli, oggi parco, era dedicata al culto di Demetra, la dea della terra e della fertilità entrata poi nel pantheon romano. In questi luoghi pregavano i membri della famiglia Keikna, una delle più potenti e blasonate dell'Etruria. «Che poi, con la conquista romana, si trasferirono nell'Urbe e latinizzarono il nome che diventò Cecina. Cicerone fu il loro avvocato». Tutta questa Grande Bellezza rischia d'essere cancellata. La corsa contro il tempo è già iniziata.