«LA Regione Toscana mette a rischio oltre 5.000 posti di lavoro diretti, e vuole cancellare un indotto produttivo del valore di oltre 300 milioni di euro». Lo sostiene il Coordinamento delle imprese lapidee del Parco delle Apuane, che si oppone al Piano paesaggistico in gestazione presso la Regione, capace secondo industrie e cooperative del settore di cancellare più dell'80 delle cave presenti nell'area del Parco stesso. Fabrizio Rovai, Umberto Ronchieri e Daniele Poli, presidenti rispettivamente del Consorzio di industrie Cosmave, di Cama (Concessionari Agri Marmiferi di Massa) e della Cooperativa Beni Sociali di Levigliani, firmano un duro attacco alla Regione, ipotizzano un'azione legale contro il Piano Paesaggistico e si appellano persino al presidente della Repubblica. «Invitiamo Giorgio Napolitano, che ha onorato con la croce di cavalieri del lavoro 12 uomini della Cooperativa Condomini di Levigliani, a recarsi a verificare e conoscere le ragioni delle famiglie dei 5.000 lavoratori, senza contare l'indotto, e delle imprese tutte, affinché sulla base della Costituzione della Repubblica Italiana "fondata sul lavoro" venga preservato il lavoro della comunità dell'Apuo-Versiliese». «Quella della Regione è una decisione incomprensibile, assurda» sostiene Paolo Carli, presidente della storica azienda Henraux, che sottolinea «come, sull'area del Parco delle Apuane, la realtà estrattiva incide soltanto per il 3,72. Una percentuale davvero minima che non ha alcun impatto sul paesaggio, ma che continua ad essere la principale attività economica nell'area, senza che in tutti questi anni il Parco sia riuscito a creare un'alternativa». Sono arrabbiati gli operatori economici del settore e minacciano battaglia legale se la Regione non cambierà idea. Gli strumenti ci sono. «Si fa presente osservano in proposito che il Piano Paesaggistico della Regione si impone su aree di proprietà privata o in legale concessione. Nella consuetudine i parchi nazionali o regionali nascono e si sviluppano su aree demania-li, qui nell'Apuo-Versiliese la novità è che si vuole calare l'ascia su territori privati o legalmente coltivati, usurpando di fatto un bene non toccabile».