A UN passo dal baratro. Col bilancio del 2013 che torna in bilico, quello del 2014 che si preannuncia complicatissimo e lo spettro del commissariamento che avanza a grandi falcate. È questa la situazione per la capitale dopo il ritiro da parte del governo del cosiddetto decreto Salva Roma. Per tutta la giornata si alternano le dichiarazioni preoccupate della maggioranza, quelle quasi di scherno che arrivano dall'opposizione e quelle sulla difensiva dei 5 Stelle, insieme alla Lega Nord, indicati come i responsabili dello stop al decreto, causato dall'ostruzionismo a Montecitorio. Loro respingono le accuse, parlano di un «decreto porcata» (Marcello De Vito, capogruppo in Aula Giulio Cesare) e di un Pd che vuole «sciogliere nell'acido Marino» (la deputata Roberta Lombardi). La sostanza, però, è che senza un nuovo provvedimento del governo (più probabile un disegno di legge con tempi più lunghi rispetto all'ennesimo decreto che andrebbe incontro a problemi di costituzionalità) Roma rischia il default e l'arrivo di un commissario. La preoccupazione è palpabile tra gli assessori della giunta Marino: «Non si capisce perché siamo arrivati a questo epilogo non degno del rapporto tra lo Stato e la capitale», commenta Giovanni Caudo, responsabile dell'Urbanistica. «Sarebbe gravissimo se Roma non avesse un'attenzione speciale per il suo patrimonio culturale e archeologico », aggiunge l'assessore alla cultura Flavia Barca. Il vicesindaco Luigi Nieri, invece, punta il dito su «chi pensa di mandare in difficoltà Roma» e lo definisce «un irresponsabile, non certo un buon italiano». La critica è indirizzata al Movimento 5 Stelle e al suo «ostruzioni- smo insensato», come lo definisce il deputato Pd Umberto Marroni. «La scelta di M5S e Lega fa pagare un caro prezzo ai cittadini di Roma », attacca il capogruppo dem in commissione Finanze, Marco Causi. La maggioranza in Aula Giulio Cesare chiede l'intervento del governo: «È necessario che gli effetti giuridici del decreto sul bilancio 2013 vengano messi al sicuro», sottolinea il capogruppo Francesco D'Ausilio. Più ottimista, Luciano Nobili, renziano, vicesegretario Pd di Roma: «Sono convinto che il governo sia già a lavoro per trovare una soluzione che metta Roma al riparo». Enrico Gasbarra propone un «piano anticrisi da presentare in Assemblea capitolina con il quale Marino chiede l'impegno e il sostegno di Municipi, forze politiche, terzo settore, sindacati e categorie produttive». Tra queste, anche l'Acer, l'associazione costruttori che per bocca del suo presidente Edoardo Bianchi dice che «serve un forte atto del Governo e del Parlamento per scongiurare il rischio di default della Capitale». Dall'altra parte, mentre Giorgia Meloni scherza e lancia su Twitter l'hashtag «Ignaziostaisereno, ci pensa Renzi a far approvare il Salva Roma» e il deputato leghista Marco Marcolin come commissario di Roma vedrebbe bene «Nerone», l'ex sindaco Gianni Alemanno sfi- da Marino: «O riesce a dare una svolta subito oppure è meglio che getti la spugna». Alfio Marchini, infine, accusa il primo cittadino di aver condotto una «fallimentare politica dello struzzo. Marino sta solo comprando tempo, illudendo i romani di poter evitare il fallimento che però resta inevitabile senza un radicale cambiamento del modello di funzionamento del Comune ».