Appello a Franceschini: liberiamo la Galleria dagli uffici Da alcuni giorni nel giardino seicentesco di Palazzo Spada le ruspe sono al lavoro per realizzare un garage sotterraneo, a beneficio dei giudici e degli impiegati del Consiglio di Stato. Lavori che difficilmente sarebbero stati autorizzati ad altri soggetti, vista le delicatezza dell'area, anche dal punto di vista archeologico, e che hanno scatenato la protesta di associazioni culturali come la Bianchi Bandinelli, Italia Nostra, il Comitato per la Bellezza e Eddyburg. Dal 1927, anno in cui lo Stato italiano acquistò Palazzo Capodiferro dagli ultimi principi Spada, questo straordinario esempio di architettura rinascimentale ospita una convivenza forzata e difficile: da una parte c'è la Galleria d'arte, che deve il nome alla collezione del cardinal Bernardino Spada, con opere di Guido Reni, Tiziano, Jan Brueghel il Vecchio, Guercino, Rubens, Hans Dürer, Caravaggio, Domenichino, Annibale Carracci, Salvator Rosa, Parmigianino, Artemisia Gentileschi. Oltre alla celebrata galleria prospettica di Borromini. Dall'altra il Consiglio di Stato, organo costituzionale che - per brevità - descriveremo come appello dei tribunali amministrativi regionali. Gli uffici amministrativi abitano il Palazzo fin dal 1889 quando venne affittato dai principi Spada. «Per questo - scrivono in un appello Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Paolo Berdini, Ediardo Salzano e Maria Pia Guermandi - un capolavoro del '500-'600 romano è inaccessibile al pubblico, tranne che per gli spazi della Galleria d'arte antica». «Al neo-ministro Dario Franceschini - scrivono i firmatari - chiediamo di fare piena luce su questo episodio. Simbolico per molte ragioni, sia perché esempio della debolezza culturale e politica degli organi di tutela, sia perché, come la scuola, come la sanità, il patrimonio culturale o è pubblico o fallisce quegli obiettivi costituzionali di crescita civile e di uguaglianza sociale per i quali dovrebbe finalmente tornare ad essere strumento privilegiato». Sollevato da un articolo del «Fatto Quotidiano» e ripreso anche da televisioni nazionali (al Tg5 il Presidente di Sezione del Consiglio stesso, Sergio Santoro, ha parlato testualmente di «deroga al vincolo») il «caso» di Palazzo Spada solleva il tema di questa sofferta convivenza. Nell'appello si chiede al ministro Franceschi che il Palazzo sia «integralmente dedicato a funzioni culturali restituendolo così alla fruizione dei cittadini e dei turisti. Come è avvenuto pochi anni fa per Palazzo Barberini che, dal 1932, per molti decenni, era stato in gran parte occupato dal Circolo della Difesa». Esempio che riguarda tutto il centro di Roma: costretto per inerzia e pavidità a mantenere uffici che potrebbero essere ospitati ovunque, e che nel frattempo ingolfano le sue strade e offuscano gioielli artistici e architettonici.
Roma. In difesa di Palazzo Spada
Il Palazzo Spada, un esempio di architettura rinascimentale, ospita una convivenza difficile tra la Galleria d'arte e gli uffici del Consiglio di Stato. La Galleria, con opere di artisti famosi, è inaccessibile al pubblico tranne che per gli spazi della Galleria d'arte antica. L'associazione Bianchi Bandinelli e altre organizzazioni culturali hanno protestato contro i lavori di costruzione di un garage sotterraneo, che hanno scatenato la protesta. Il neo-ministro Dario Franceschini è stato chiamato a fare luce su questo episodio. L'appello richiede che il Palazzo sia integralmente dedicato a funzioni culturali e restituito alla fruizione dei cittadini e dei turisti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo