«Abbiamo bellissime collezioni da collegare con un solo biglietto» Il Museo Poldi Pezzoli è stato aperto nel 1881 grazie alle collezioni dell'omonima famiglia milanese, donate dal conte Gian Giacomo «a uso e beneficio pubblico in perpetuo»: un gesto generoso, che ha creato un legame affettivo particolare tra questa casa museo e la città. Organizzato come Fondazione Artistica onlus, il museo è attualmente diretto da Annalisa Zanni. Spazio intimo e a misura d'uomo, conserva capolavori straordinari di pittura, scultura, disegno e arti decorative, tra arredi, tessuti, tappeti, oreficerie, ceramiche, armi, orologi, oggetti preziosi: da un fondo iniziale di 2.200 opere il patrimonio si è incrementato grazie ad acquisizioni e donazioni fino ad arrivare oggi a quasi 6 mila pezzi. Ha sede nello storico palazzo Trivulzio di via Manzoni 12. Milano non ha un Louvre. Milano è un Louvre. Partirà da un'affermazione iperbolica, stuzzicante e provocatoria come il personaggio, la conferenza che Philippe Daverio terrà mercoledì 5 marzo alle ore 18 per l'Associazione Amici del Museo Poldi Pezzoli (ingresso 15 euro, necessario prenotare al numero di telefono 02.78.08.72) . Attenzione, l'appuntamento non è in via Manzoni 12, sede del museo. Ma nell'Aula Magna della Basilica di San Marco, al civico 2 dell'omonima piazza. Dove il pubblico milanese accorrerà per almeno tre ottime ragioni. Primo, apprezzare dal vivo uno degli esperti d'arte più colti e acuti del nostro tempo, intellettuale pop e divulgatore di fascino, non solo per addetti ai lavori. Secondo, contribuire a una buona causa: la raccolta di fondi a favore della più antica tra le case museo meneghine. Terzo e non ultimo, approfondire il discorso sul patrimonio artistico della città: tema dell'incontro, d'attualità e interesse trasversali, sarà «I musei milanesi in vista di Expo 2015». «Milano ha un tessuto museale atipico. Non ha un'unica raccolta enciclopedica, ma è lei stessa un grande museo diffuso, dove le diverse collezioni si trovano a pochi passi l'una dall'altra», esordisce Daverio. «Museo del Duomo, del Novecento, della Scala, Gallerie d'Italia, Casa del Manzoni, Poldi Pezzoli, Bagatti Valsecchi, Palazzo Morando e oltre: una concentrazione straordinaria, un patrimonio enorme. Dovremmo essere fieri di questa specificità, valorizzarla. Ma a Milano si è persa la voglia di progettare: Expo non ha ancora fornito indicazioni in questa direzione». Le sue indicazioni? «Semplici. Biglietto unico o tessera da tre giorni per tutte le raccolte. Convenzioni per chi li acquista con bar e ristoranti raffinati. Guida plurilingue da scaricare su smartphone». Veniamo al Poldi Pezzoli. «Un museo fantastico. Parliamo tanto di made in Italy ma è qui che possiamo trovare le sue radici, quelle della straordinaria manifattura lombarda, e non solo». Daverio non è l'unico ad apprezzare. Intorno alla collezione di Palazzo Trivulzio c'è una solida rete di sostegno, tessuta fin dal 1960 dall'Associazione Amici del Museo Poldi Pezzoli. Un gruppo che agisce sottotraccia e in concreto, stile molto milanese. «Obiettivo principale il found rising attraverso iniziative culturali», racconta il presidente Aldo Citterio. «Però cerchiamo anche di tener stretto il legame tra museo e città, incentivando lasciti ed elargizioni. E sosteniamo direttamente di volta in volta interventi necessari alla gestione, di concerto con la direzione». Qualche esempio recente? Grazie alla mediazione dell'Associazione Marta Marzotto ha finanziato il restauro della «Madonna del libro» di Botticelli. Lo stesso per la donazione del «Cavaliere in nero» del Moroni da parte di Annibale Scotti Casanova, o per la raccolta Lanfranchi di netsuke giapponesi. Altro? Le didascalie bilingui italiano-inglese, ormai indispensabili. Le audioguide. L'apertura del museo il lunedì mattina. Il nuovo impianto d'illuminazione a led, ancora in progress. Tanto si fa, tanto c'è sempre da fare. Iscriversi, esserci, partecipare fa la differenza.