Parco dello Stelvio: stando a quanto riportato sul vostro giornale a pagina 4 di mercoledì scorso, la Commissione dei Dodici sarebbe intenzionata a dividerlo in tre parti, secondo le aree ricadenti nelle province di Bolzano e Trento e della Regione Lombardia. Pochi forse ricordano che un analogo tentativo risale a parecchi decenni or sono; fu messo in atto dall'allora assessore provinciale della Svp alla tutela del paesaggio, Alfons Benedikter. Alla base del tentativo di dividere in tre il parco, Benedikter avanzava in via ufficiale la motivazione che si trattava di un «parco fascista» e che quindi andava cancellato. In realtà Benedikter lo voleva smembrare per ben altri motivi: accontentare il folto gruppo dei cacciatori sudtirolesi, in particolar della Val Venosta, i quali volevano mano libera per abbattere cervi, caprioli e selvaggina varia che popolavano il parco e che lo popolano ancora oggi; in secondo luogo accaparrarsi i voti dei contadini della zona, a loro volta insofferenti delle restrizioni imposte dall'amministrazione del parco; in terzo luogo lasciare mani libere al potente sindacato dei lavoratori germanici che voleva fare di Solda una stazione sciistica sul tipo di Cervinia, con annessi grattacieli e funivie con caroselli vari. Ora, dunque, per motivazioni ignote, si starebbe mettendo in atto un analogo disegno di smembrare il parco, il che vorrebbe dire distruggerlo per una lunga serie di motivi. Quel che impressiona è il silenzio che circonda i disegni e le decisioni della Commissione dei Dodici, silenzio rotto solo dal coraggioso intervento della consigliera trentina Franca Penasa. In particolare, i componenti altoatesini di lingua italiana e tedesca sono d'accordo di distruggere il parco? E se lo sono, per quali interessi personali o di partito? Giovanni Perez, BOLZANO Caro Perez, giriamo volentieri la sua domanda ai componenti altoatesini della commissione, anche se immagino che quelli di lingua tedesca siano d'accordo con l'impostazione della Svp da lei ricordata. La domanda andrebbe così posta soprattutto a quelli di lingua italiana. Sì, la vicenda del Parco dello Stelvio ha radici antiche e le motivazioni che lei ricorda. I passaggi storici della vicenda sono stati diversi prima di arrivare a quelli attuali. Ci fu, qualche anno fa, anche un intervento del presidente della Repubblica che in qualche modo bloccò le intese Stato-Provincia spingendo verso un ripensamento. Ora siamo arrivati probabilmente al dunque, anche perché, come lei sa, la Svp non molla mai. Alla base delle motivazioni Svp, oltre a quanto lei scrive, si aggiunge però anche quella di volere un parco gestito in convivenza civile con un territorio che nel fondovalle è decisamente antropizzato. Il tutto con la convinzione di saper gestire al meglio quel territorio. Nella logica dell'autonomia totale, a cui si piegano anche gli interessi di un parco naturale formalmente nazionale, stanno per arrivare pure le norme sullo Stelvio. Comunque sia, pare che a questo punto ci sia un'intesa con costi economici che coinvolge non solo la Provincia di Bolzano ma pure il Trentino e soprattutto la Lombardia. Sembra, insomma, che siano contenti tutti, anche se comunque non mi meraviglierei qualora, come accaduto in passato, all'ultimo momento saltassero fuori i protezionisti protestando.