I carceri sono al collasso, tanto che l'Italia è stata condannata dall'Europa e ricorre ora ad una legge ad hoc per alleviare il problema. Nel frattempo però ci sono operatori che ancora cercano di portare la cultura dietro le sbarre per recuperare i detenuti e aiutarli a reinserirsi nella società civile. Il dl che prevede il nuovo piano carceri è stato accolto alla Camera e ora attende il voto del Senato, necessario per la conversione in legge entro la scadenza del 21 febbraio. Il testo, meglio conosciuto come "svuotacarceri", mira principalmente ad alleviare il problema dell'eccessivo numero di detenuti all'interno dei penitenziari rispetto alla loro effettiva capienza; un disagio che è costato anche una condanna all'Italia da parte della Corte europea dei diritti umani con la sentenza Torreggiani, per la violazione dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani. Per comprendere la realtà di questi luoghi di detenzione abbiamo voluto parlarne con chi vi lavora quotidianamente ponendo il massimo impegno per preservare anche in tali spazi quell'umanità che non andrebbe in nessun caso dimenticata. Molte infatti sono le attività di recupero svolte con i detenuti, ricorrendo a programmi di tipo culturale e formativo, utili per il reinserimento dei soggetti nella società. Hanno così risposto alle nostre domande il Dottor Gianfranco Politi e la Dottoressa Valentina Palmucci, rispettivamente funzionario e responsabile dell'area pedagogica del Nuovo complesso penitenziario di Sollicciano. Si parla molto del sovraffollamento dei penitenziari italiani. In che situazione versa il Carcere di Sollicciano? Quali le principali problematiche riscontrate? Il Carcere di Sollicciano è caratterizzato dall'estrema eterogeneità della popolazione detenuta ospitata e dalle diverse e complesse problematiche da questa espressa: un alto numero di detenuti stranieri di varie lingue e provenienze geografiche (nord Africa,Albania, Sudamerica, est Europa), con i conseguenti problemi di lingua, di cultura e di integrazione; detenuti dipendenti da sostanze, presenza di un reparto femminile con le conseguenti problematiche di genere (madri che hanno con sé bambini minori di tre anni, internate con problemi psichiatrici), la presenza di una specifica sezione per detenuti transessuali. E' costituito da tre corpi di fabbrica detentivi: due maschili sviluppati su 4 piani per una capienza regolamentare di 415 detenuti; uno femminile sviluppato su due piani per una capienza ottimale di 60 detenute. Di fatto da diversi anno la presenza media è attestata intorno alle 980 unità. Gli ultimi provvedimenti deflattivi ed una nuova politica penitenziaria a livello regionale hanno fatto scendere le presenze alle attuali 920 circa. Tali questioni spesso si intrecciano e si sovrappongono in maniera tale che le stesse semplificazioni in categorie (detenuti stranieri, tossicodipendenti, donne, etc.) appaiono inadatte ed inadeguate e per tali ragioni la programmazione degli interventi rieducativi è spesso difficoltosa. Quali attività vengono svolte con i detenuti finalizzate al loro reinserimento sociale? Tra queste quali sono in particolare le occupazioni di tipo culturale? Nonostante la complessità delle varie criticità, è possibile attuare interventi di natura trattamentale e riabilitativa mirati da un lato a ribadire la umanizzazione della pena e dall'altro a rafforzare quel difficile compito di recupero sociale affidato al carcere assieme alla sua funzione afflittiva e retributiva. Rilevanza fondamentale è sempre stata data alle attività scolastiche, organizzate per tutte le varie categorie di detenuti e che vanno dalla scuola dell'obbligo a quella superiore, ed alla formazione professionale (corsi di edilizia, informatica e giardinaggio per il maschile e sartoria e pulizie industriali per il femminile). Inoltre grande attenzione è sempre stata data all'attività sportiva, organizzata d'intesa con il comune di Firenze. Per quanto attiene le attività culturali annualmente viene allestito un laboratorio di teatro finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo teatrale portato anche all'esterno dell'Istituto, un laboratorio musicale che coinvolge uomini e donne, un laboratorio di scrittura creativa per le detenute, attraverso il quale sono stati pubblicati due libri. Tutti i corsi ed i laboratori sono svolti da personale esterno (insegnanti, esperti, volontari) e non direttamente dagli operatori penitenziari che hanno un ruolo di programmazione, controllo e verifica. Quali e quanti detenuti partecipano ai suddetti programmi? Possono accedervi tutti o sono previsti dei limiti? Come vengono assegnati a ciascun programma formativo? Se si parla di attività culturali, mediamente ad ognuna di esse partecipano gruppi di 15-20 detenuti, selezionati attraverso domande di partecipazione che vengono valutate dall'area pedagogica in base alla durata della pena, alla motivazione ed al comportamento intramurario. Dal punto di vista sociale che effetti hanno queste attività sul comportamento di queste persone? La partecipazione dei detenuti alle attività consente loro di: - utilizzare il tempo detentivo in maniera diversa e proficua; - effettuare un percorso di riconsiderazione critica dei loro agiti; - migliorare la relazione con i compagni; - avere maggiori contatti con la realtà esterna. Quale programma riscontra maggior successo in termini di interesse e impegno? Il laboratorio teatrale per il maschile e di scrittura creativa per il femminile rappresentano le attività rispetto alle quali c'è un maggiore interesse, anche perchè per l'accesso al laboratorio musicale occorre avere la conoscenza minima di uno strumento o capacità canore. Quale rapporto si instaura tra operatori e detenuti? Ci sono regole di comportamento cui bisogna attenersi per relazionarsi? Gli operatori dell'area pedagogica, in quanto operatori sociali, vivono tutti i problemi e le dinamiche tipiche di questa categoria: diffidenza dell'utente, necessità di costruire una relazione d'aiuto significativa, rischio di burn out, etc., aggravate dalla condizione detentiva. Nel rapporto con l'utente vi sono spesso delle cautele da adottare in ragione della situazione giuridicodetentiva dell'utenza (detenuti sottoposti ad indagini, provvedimenti restrittivi dell'autorità giudiziaria o emanati dall'amministrazione penitenziaria per motivi di sicurezza). Quale invece l'approccio del pubblico esterno, qualora previsto? La comunità esterna accede in Istituto in occasione della messa in scena delle attività teatrali e musicali. In tali occasioni è sempre riservato uno spazio ad un momento di scambio e confronto tra detenuti coinvolti nell'iniziativa e pubblico esterno. Finita di scontare la pena cosa succede? Continuate a seguire queste persone? Che feedback registrate? Generalmente non vi sono strumenti di verifica e monitoraggio delle situazioni personali e familiari dei detenuti che escono dall'Istituto, ad eccezione dei casi di detenuti ammessi alle misure alternative alla detenzione, in cui invece tutto l'andamento della misura è seguito e verificato dal Servizio sociale del Ministero della Giustizia (Uffici dell'Esecuzione Penale Esterna).