A tre mesi dalla nomina il generale Nistri non ha un ufficio Non ci sono oppure ci sono però non hanno un ufficio né dispongono di personale alle proprie dipendenze. Soprintendente, direttore generale e vicedirettore, i tre uomini chiave ai quali sarà affidata la gestione del Grande Progetto, negli Scavi di Pompei sono un po' come fantasmi. Mentre il nuovo soprintendente Massimo Osanna, scelto dall'ex ministro Bray, attende ancora il via libera della Corte dei conti, la nomina del direttore generale Giovanni Nistri è stata perfezionata da quasi tre mesi, però il generale dei Carabinieri, non ha ancora un ufficio. Come il suo vice Fabrizio Magani. I lavori per la rete informatica sono appena finiti, ma i computer non ci sono. Oggi, intanto, chiude il primo cantiere del Grande Progetto Pompei, quello per il restauro della Casa del Criptoportico. NAPOLI Soprintendente, direttore generale e vicedirettore, i tre uomini chiave ai quali è affidata la gestione del Grande Progetto, negli Scavi di Pompei sono un po' come fantasmi. Non ci sono oppure ci sono però non hanno un ufficio né dispongono di personale alle proprie dipendenze. L'ex ministro Bray ha nominato il soprintendente più di un mese fa, affrontando l'ira di metà dei dirigenti dei Beni culturali: è Massimo Osanna, professore dell'Università della Basilicata. Ma non ha ancora ottenuto il via libera della Corte dei conti. Nel frattempo il suo posto è temporaneamente occupato da Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità del ministero, cioè colui che ha formalmente nominato Osanna. Un mese prima, il 9 dicembre, Bray aveva scelto anche il direttore generale e il suo vice, rispettivamente il generale dei Carabinieri Giovanni Nistri, che dal 2007 al 2010 è stato alla guida del comando per la tutela del patrimonio culturale, e Fabrizio Magani, direttore generale dei Beni culturali e paesaggistici d'Abruzzo e responsabile del progetto L'Aquila. Nistri e Magani potrebbero entrare in servizio con il fine di garantire che i fondi del Grande Progetto, 105 milioni in gran parte stanziati dall'Unione europea, vadano a Pompei e non finiscano a imprese della camorra. Potrebbero ma in realtà non possono, perché i loro uffici non sono ancora stati predisposti al funzionamento, anzi finora sono stati «occupati» dai tecnici impegnati a realizzare i collegamenti della rete informatica. L'arredamento comprese poltrone e scrivanie è appena stato consegnato. I computer ancora non ci sono. E non è neppure stato costituito lo staff del quale dovrebbero avvalersi, che sarà formato da venti unità interne e cinque esterne, cinque esperti in materia amministrativa, architettonica, urbanistica, giuridica, per ingaggiare i quali è in corso un bando. Eppure anche per nominare Nistri e Magani, Bray ha dovuto affrontare una «battaglia», in questo caso con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Patroni Griffi, che puntava invece sul diplomatico Giuseppe Scognamiglio, e con vari altri candidati. In questo scenario, dopo un anno di lavori, domani terminerà il restauro della Casa del Criptoportico, il primo intervento del Grande Progetto Pompei. Il cantiere fu inaugurato il 6 febbraio 2013 dal commissario europeo Johannes Hahn e tre ministri allora in carica, Barca, Ornaghi e Cancellieri. In 380 giorni, sono stati effettuati interventi di consolidamento e restauro delle strutture della domus con la conservazione delle murature e la sostituzione degli architravi degradati. Tra l'altro, è stata realizzata una passerella in legno per consentire il percorso di visita con una visione dall'alto degli ambienti sottostanti e delle superfici decorate. In totale, i lavori sono costati circa 304 mila euro, al netto di spese per la sicurezza e Iva, a fronte di una base d'asta di 563.161,18 e di un importo totale previsto di 853.342,02 euro. «I lavori conclusi nei tempi previsti, nonostante il ribasso del prezzo su base d'asta, sono stati realizzati nel pieno rispetto degli standard di qualità commenta Luigi Malnati come accertato nelle verifiche del direttore dei lavori, utilizzando i materiali progettuali previsti dalla gara e consentendo così un notevole risparmio di denaro per l'amministrazione. Intanto, proseguono con regolarità anche i lavori presso gli altri cantieri del Grande Progetto Pompei; di prossima chiusura i lavori di restauro alla Casa delle Pareti rosse». Sulla questione dei ribassi non è d'accordo il presidente dell'Osservatorio Patrimonio Culturale, Antonio Irlando: «Riescono poco comprensibili offerte di gran lunga inferiori a quelle che sono le regolari percentuali di utile che un'impresa realizza su opere pubbliche. E va ricordato aggiunge che sull'appalto della Casa del Criptoportico, unitamente a quelli della Casa dei Dioscuri e della Casa di Sirico, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha aperto un'indagine, affidata alla Guardia di Finanza, poiché i tre lavori di restauro sono stati aggiudicati tutti con ribassi molto consistenti». Vigilare sui costi e le modalità di assegnazione dei lavori di restauro e sulla loro realizzazione, oltre a stringere i tempi e tenere al corrente il Parlamento, toccherà a soprintendente, direttore e vicedirettore. Toccherà. Finora le procedure per l'assegnazione degli appalti hanno richiesto almeno 7-8 mesi e sono stati avviati soltanto cinque restauri, compresi quello del Criptoportico. Eppure il 5 aprile 2012, quando l'allora premier Monti venne a Napoli con mezzo governo per illustrare il Grande Progetto Pompei, il ministro Ornaghi sottolineò quanto fosse determinante il «rispetto di un calendario rigoroso», con la chiusura dei bandi «entro il 31 dicembre 2012», per portare a termine l'intero progetto «a fine 2015». Oggi, un restauro è concluso, un altro quasi, altri tre sono avviati. E sono in corso dieci gare d'appalto. Il «Piano delle opere», però, comprende 39 interventi già identificati sulla base delle progettualità esistenti nel parco progetti della Soprintendenza, mentre altri saranno scelti sulla base del monitoraggio dello stato di conservazione del sito. C'è motivo di preoccuparsi, quindi, soprattutto se i dirigenti prescelti rimarranno nella condizione dei fantasmi e continueranno invece a cambiare i ministri dei Beni culturali. Atteso da tutti al varco di Pompei è ora Dario Franceschini. Che, intervistato dalla Nuova Ferrara subito dopo la nomina, ha detto: «Sono state fatte già delle scelte importanti da parte del precedente ministro, Bray, ora serve continuità». E rapidità.