Non ci sarà l'annunciato bando. Barca: «Un nome di prestigio» «Ragionevolmente entro due settimane», parola di assessore (Flavia Barca, Cultura, Campidoglio). Starebbe dunque per giungere in dirittura d'arrivo, dopo mesi, la vexata quaestio del futuro direttore del Macro, museo d'arte contemporanea, querelle che tanto ha appassionato le cronache culturali degli ultimi mesi (il Macro è nel frattempo retto ad interim dalla dirigente del Comune, storica dell'arte, Alberta Campitelli, che di proroga in proroga ha sostituito l'ex direttore Bartolomeo Pietromarchi, nominato, e decaduto, con la giunta Alemanno, prima dell'estate scorsa). «Ragionevolmente entro due settimane» ma non con l'annunciato sistema del bando, bensì con nomina diretta (sindacati permettendo, se si sbloccherà la famosa macrostruttUra che prevede massimo di 15 dirigenti esterni al Campidoglio). «Il bando spiega Barca era solo un'ipotesi. Ora stiamo studiando la possibilità di procedere in tempi strettissimi. No, nessun nome è stato ancora deciso, ma sarà un nome prestigioso. La programmazione del museo per l'immediato è coperta, il Macro non sta fermo, né chiude, né chiuderà. Ci giungono anzi tantissime proposte, che stiamo un po' frenando ma solo per lasciare al nuovo direttore la possibilità di imprimere da subito la sua impronta». Ieri anche un incontro tra la Barca ed Enel, sponsor, ente finanziatore e partner del Macro, con una sala intitolata nel museo: «Una riunione molto tecnica, loro credono nel museo, c'è un progetto che evidentemente interessa e che stiamo definendo nei dettagli». Chi deciderà il nome del nuovo direttore? «Ovviamente il Comune», la risposta di Barca. Molti i nomi circolati nel frattempo (uno su tutti, Francesco Bonami). «Nessun nome è stato deciso», ribadisce Barca. A questo punto non resta che aspettare, non tanto per sapere il nome , quanto per capire quali politiche culturali (pubblicheprivate, ok, ma con quali rapporti di forza in campo?) il Campidoglio vorrà attuare in tempi di bilanci disastrati e di decreti «Salva Roma» ritirati (altro che Macro, si sussurrava ieri nei corridoi capitolini, le emergenze sono ben altre). E c'era ieri la mostra da inaugurare, quella dell'artista Vittorio Messina al Macro Testaccio, natio di Zafferana Etnea, classe 1946. Una personale dal titolo «Postbabel e dintorni», a cura di Bruno Corà. Ma inevitabilmente, da troppo tempo, quando si parla di Macro al Macro , a via Nizza o all'ex Mattatoio, alla presenza di Barca l'argomento diventa giocoforza quello del futuro del museo, pubblico, sì, ma che già da anni è in buona parte, per scarsezza di fondi, co-gestito a spese altrui, «occupato», appaltato a privati: gallerie, collezionisti, artisti stessi, associazioni, aziende, sponsor grandi e piccoli.