Si è costruito dappertutto, anche in zone non adatte. In caso di bombe d'acqua alcuni quartieri rischierebbero dei crolli VOLTERRA. A Volterra non ci sono solo le mura medievali, patrimonio dell'umanità, rovinate in basso per le infiltrazioni d'acqua (FOTO). Scendendo la collina, a una distanza di 2-300 metri dal crollo, il quartiere delle Colombaie sta seduto sopra un ampio fronte di frane quiescenti, lungo almeno 150 metri, pronto a risvegliarsi. L'amministrazione di Volterra lo sa. Le carte di pericolosità geomorfologica punteggiano la zona di rosso, cioè pericolo altissimo. Eppure ci hanno costruito sopra per oltre trent'anni senza battere ciglio. Ora non è campata in aria l'ipotesi che strade, case popolari e parcheggi delle Colombaie potrebbero scivolare in basso se piovesse a catinelle per due giorni consecutivi. La segnalazione viene dal servizio geologico della Regione Toscana. L'allarme è corroborato da una foto aerea scattata sopra la città che gli esperti hanno segnato con ampie zone di bianco che è il colore delle frane in sonno. C'è poi il prolungamento delle coperture - anche lì risultano delle villette a schiera - che potrebbero trasformarsi in movimento del terreno. «Per far scattare l'allarme - dice Guido Lavorini, reponsabile di "Geologia, pedologia e Banche dati geotematiche della Regione - dovrebbero cadere sulla zona 3-400 millilitri di pioggia a giornata». Sono l'equivalente di un autentico diluvio, ma questi mesi hanno dimostrato che non si può più scherzare. LA CEMENTIFICAZIONE «Negli anni '70 e '80 - dice l'assessore ai lavori pubblici Paolo Moschi - c'era l'emergenza case. Si costruiva un po' da tutte le parti e non c'erano le conoscenze e le competenze che ci sono ora», ma si sapeva già allora che la zona delle Colombaie non era stabile. Era risaputo che la superficie era in movimento, ma non si rinunciò a costruirci sopra le case popolari, le strade, i parcheggi. «Per gli edifici il metodo utilizzato - continua Moschi - fu quello dei pali in cemento armato sottofondanti. I pali superavano il terreno mobile e andavano a fissare le fondamenta delle case nella parte rocciosa a 18-20 metri di profondità». Peccato, però, che tre anni fa è scattato il campanello d'allarme e le famiglie di una casa popolare sono dovute scappare perché l'edificio non reggeva più. La soluzione è stata quella di ancorare i pali ancora più in basso, in cerca della parte solida sottoterra. IL FATTORE METEO «Le bombe d'acqua sempre più frequenti - denuncia il geologo locale Fabio Bernardini - sono il fattore scatenante delle frane. Il terreno alle Colombaie è fragile, è costituito da detriti che scendono lentamente a valle. Non si doveva costruire in quella zona. Gli edifici hanno ulteriormente appesantito il terreno rendendolo ancora più instabile». Ma a Volterra tutta la terra è in movimento. I Cappuccini, la zona dello stadio, l'area a sud si trovano nelle stesse condizioni. Vista dalle carte morfologiche, la città medievale è punteggiata da una miriade di punti rossi, arancioni e gialli. Circondata dunque da zone ad alta pericolosità. STOP ALLE COSTRUZIONI La giunta comunale guidata dal sindaco Marco Buselli ha detto basta alle costruzioni alle Colombaie, ma il piano urbanistico che aveva ereditato sottovalutava il problema delle frane. Spiega l'assessore Moschi: «Abbiamo dovuto apportare della modifiche al piano per evitare che fossero tirati su altri edifici nella zona. In più le case avevano le fognature che andavano direttamente a terra», inzuppandola ancora di più. «Ora abbiamo deciso di investire nella regimazione delle acque, ripuliremo il terreno», anche se le casse comunali piangono miseria. Per questo Moschi lancia un appello: «Da soli non ce la possiamo fare. Chiediamo che il patto di stabilità venga sbloccato. Che si possa investire in difesa del suolo. Volterra è un patrimonio dell'umanità, ma bisogna cambiare la cultura della manutenzione».
Volterra seduta sulle frane "dormienti"
A Volterra, in Toscana, ci sono zone ad alta pericolosità geomorfologica, come le Colombaie, dove sono state costruite case popolari e strade. La zona è soggetta a frane e la Regione Toscana ha segnalato l'allarme. Le carte di pericolosità geomorfologica punteggiano la zona di rosso, cioè pericolo altissimo. La costruzione è stata fatta senza battere ciglio, anche se gli esperti hanno segnalato il problema. La Regione ha deciso di fermare le costruzioni e di investire nella regimazione delle acque. L'assessore ai lavori pubblici Paolo Moschi ha lanciato un appello per sbloccare il patto di stabilità e investire in difesa del suolo.
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