Degli Avancini: vogliamo restaurare l'ex chiesa interna TRENTO «L'ex carcere e il tribunale sono parti di un unico monumento. Non si può pensare di abbatterne metà». Giovanna degli Avancini parla con la passione e la competenza di chi, in questi anni, ha lottato con forza per salvare l'immobile di via Pilati. Ora, a «battaglia» vinta (la Provincia ha deciso di ridimensionare il progetto del nuovo polo giudiziario, mantenendo in piedi la struttura austroungarica), la presidente del Fai tira un sospiro di sollievo. Ma non toglie lo sguardo dallo storico immobile: «Per il restauro avverte sarà fondamentale rispettare la struttura in pietra». L'attenzione del Fondo ambiente italiano per l'ex carcere, del resto, non è nuova. «Negli anni scorsi ricorda degli Avancini abbiamo raccolto ben 6.300 firme contro l'abbattimento dell'edificio. Abbiamo lavorato insieme a Italia nostra e all'Istituto di studi per l'Alto Adige: il presidente Carlo Alberto Mastrelli ci ha aiutato ad avere il sostegno di docenti universitari italiani ed esteri e ha contattato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». Di più: nel censimento relativo alle «Brutture d'Italia», inserito nella più ampia iniziativa dei «Luoghi del cuore» (promossa dal Fai), l'abbattimento dell'ex carcere ha raggiunto addirittura il terzo posto. «Per questo osserva la presidente Intesa San Paolo ci ha messo a disposizione un certo importo, che dovrà servire per intervenire nel restauro della struttura». L'obiettivo è già stato individuato. «Il Fai annuncia degli Avancini si impegna a restaurare l'ex chiesa del carcere, che sarà usata per altri scopi. L'altare non esiste più, ma ci sono decorazioni in stucco, finestre a vetri colorati e parti di corredo artistico che devono essere recuperate». La prospettiva della presidente è però più ampia rispetto alla chiesetta. «In queste settimane dice ho incontrato l'assessore provinciale Mauro Gilmozzi per discutere con lui di ciò che deve essere conservato all'interno della struttura austroungarica». Un edificio dal valore architettonico molto alto, secondo degli Avancini. «Il carcere spiega era stato costruito per essere una struttura di massima sicurezza e quindi è realizzato con pietre squadrate enormi. Anche i ballatoi sono sostenuti da mensole monolitiche. Nel percorso di restauro, questa struttura in pietra dovrà essere conservata». Non solo: «L'edificio unitario, l'intero palazzo di giustizia, non è un momumento fine a se stesso, ma appartiene a un'addizione risalente all'Ottocento che deve essere rispettata». Per «trasformare» l'ex carcere e dargli nuova vita, in ogni caso, avverte degli Avancini, «servirà un ripensamento per il riutilizzo degli spazi». Tenendo d'occhio gli esempi presenti in Italia e all'estero. «Ho visto molti edifici che da carcere sono stati riutilizzati per altri scopi: ci sono strutture che sono diventate alberghi di lusso o musei. In Svizzera un carcere è diventato un centro di esposizione». E al termine delle «battaglie» sul carcere, degli Avancini ci tiene a ricordare l'obiettivo del Fai: «Il nostro scopo non è quello di dire "no", ma di suggerire il meglio e di superare gli interessi privati».
Trento. Carcere, struttura da rispettare
La presidente del Fai, Giovanna degli Avancini, parla con passione e competenza sul restauro dell'ex carcere e del tribunale di Trento. La Provincia ha deciso di ridimensionare il progetto del nuovo polo giudiziario, mantenendo in piedi la struttura austroungarica. Il Fai ha lavorato insieme a Italia nostra e all'Istituto di studi per l'Alto Adige per raccolta firme contro l'abbattimento dell'edificio. Il censimento relativo alle Brutture d'Italia ha inserito l'abbattimento dell'ex carcere al terzo posto. Intesa San Paolo ha messo a disposizione un certo importo per intervenire nel restauro della struttura.
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