Le prime mosse del governo provinciale in materia urbanistica sembrano orientate, forse con troppa prudenza, alla ricerca di una semplificazione ormai invocata da tutti, ma scarsamente praticata. Le dichiarazioni dell'assessore Carlo Daldoss circa la necessità di abolire la terza adozione dei Piani regolatori e le adozioni successive dei Piani attuativi in assenza di osservazioni sembrano orientate a intenzioni di puro buon senso, vale a dire quelle di togliere inutili orpelli a percorsi resi tortuosi dall'eccesso di norme. Siamo in realtà di fronte a una legislazione provinciale in materia urbanistica composta da un codice di 328 articoli, corredati di numerosissimi allegati, circolari e criteri che di fatto rendono burocraticamente e inutilmente sfiancante qualunque attività di trasformazione del territorio. Dopo 23 anni dalla legge urbanistica promossa da Walter Micheli, è quindi necessario, a mio avviso, procedere a una decisa riforma dell'impianto urbanistico che miri non solo a una semplificazione della legislazione esistente, ma a una sua decisa rivisitazione seguendo almeno tre punti cardine. Il primo riguarda la distinzione tra componente strutturale (le scelte non negoziabili e quelle strategiche) e componente programmatica dei piani (quanto si farà nel corso del prossimo mandato amministrativo) che dovrebbe valere a tutti i livelli di pianificazione (provinciale, di comunità e comunale); parallelamente bisogna sostituire l'approvazione con la verifica di conformità alle prescrizioni del piano da parte del livello di governo sovraordinato, da effettuare entro termini assolutamente perentori. Il secondo punto cardine riguarda il livello di flessibilità dei piani. Visto che le scelte strategiche e non negoziabili sono state fissate, il piano regolatore dovrebbe poter essere modificato in maniera snella attraverso i piani attuativi proposti sia dal pubblico sia dal privato, valorizzando gli accordi di programmazione urbanistica e i piani di iniziativa mista pubblico-privata, strumenti usati pochissimo in Trentino e che andrebbero invece incentivati. Si uscirebbe così da una stagione di piani di piombo che decidono tutto ma non si attuano mai. Il terzo punto riguarda la garanzia dei tempi e i diritti dei cittadini. Cittadini e imprese hanno cioè diritto a risposte in tempi ragionevoli alle loro istanze. L'urbanistica ha sempre avuto il difetto di non avere termini perentori, ma non c'è alcuna istanza a cui l'amministrazione non possa rispondere in 60 giorni. È quindi necessario metter mano seriamente a tale questione. È una questione non solo di efficienza della pubblica amministrazione, ma soprattutto di rispetto del lavoro delle imprese e dei cittadini che ha un valore attinente alla democrazia. Perché la burocrazia non può soffocare la democrazia.
Trentino. L'urbanistica deve avere tempi perentori
Il governo provinciale sembra orientato a semplificare la legislazione urbanistica, abolendo la terza adozione dei Piani regolatori e adottando piani attuativi in assenza di osservazioni. Tuttavia, la legislazione esistente è composta da 328 articoli e numerosi allegati, rendendo burocraticamente sfiancante l'attività di trasformazione del territorio. È necessario procedere a una decisa riforma dell'impianto urbanistico, seguendo tre punti cardine: 1) distinzione tra componente strutturale e componente programmatica dei piani; 2) sostituzione dell'approvazione con la verifica di conformità alle prescrizioni del piano; 3) garanzia dei tempi e dei diritti dei cittadini.
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