Più di cento siti rupestri abbandonati fra la città e la periferia BARI Venti torri medievali, almeno 120 ipogei e decine di masserie rupestri. Sono i numeri dell'immenso patrimonio sommerso disseminato alla periferia di Bari, e abbandonato al degrado e all'incuria. Gli ipogei scoperti nella zona Stanic che, per volere della Soprintendenza ai beni culturali e archeologici della Puglia, hanno bloccato il raddoppio della ferrovia Bari-Taranto, sono soltanto una parte di quelli esistenti. L'ultimo censimento parla di centinaia di insediamenti rupestri che non sono stati valorizzati e anzi spesso convivono con discariche a cielo aperto. E' l'associazione Archeoclub di Bari, presieduta da Antonino Greco, a lanciare il grido di allarme. «Questi beni dal valore inestimabile vanno tutelati - ha detto Greco - serve una messa in sicurezza che li rende fruibili e visitabili». Il viaggio nel mondo ormai invisibile di questo patrimonio archeologico comincia dalla chiesetta di San Giorgio, nella strada intitolata al Santo Martire, una traversa di via Glomerelli. La chiesa fa parte dell'importante quadrilatero della storia dei primi insediamenti della Bari «extra moenia», che rischia di essere sepolto da vegetazione ed erbacce incolte. La chiesa fu costruita nel XII secolo dall'abate Guglielmo da Vercelli (1085- 1142), fondatore del celebre santuario di Monte Vergine, ad Avellino. Il luogo sacro resiste ancora, nonostante sia stata più volte preda di vandali. All'interno c'era un altare, ora distrutto come sono state demolite le acquasantiere a forma di conchiglie e altri arredi in pietra. Danneggiato anche l'affresco che raffigurava il Santo guerriero. La struttura è stata inserita fra i 42 resti monumentali da tutelare secondo le norme d'attuazione del piano regolatore generale ed è anche stata sottoposta a vincolo. Il cammino alla scoperta del passato prosegue poi fino a Mungivacca. Qui si trova il convento di Sant'Antuono Abbate, diventata oggi masseria Borracci. E' una struttura risalente al '600, lasciata anche questa al degrado. Nel corso dei lavori, in passato, sono state distrutte altre strutture vicine al corpo centrale del convento, di cui sono rimasti ancora i segni. I muri sono praticamente appesi, lasciati lì, in bella vista. Risalendo la strada verso il centro della città, ci si imbatte nella zona di Modugno, nei pressi dello stadio San Nicola, in Torre della Monaca, un'antica masseria medievale, dove si intravedono ancora le merlature ghibelline sulle torri. Attorno è nata successivamente una masseria fortificata, figlia di un enorme possedimento templare. Un'altra torre risalente al Medioevo, dimenticata e lasciata convivere con i cantieri, è Madia Diana, nello stabilimento Alco di Modugno. Al di sotto delle torri, sono stati trovati importanti ipogei di cui però non si conoscono perfettamente le caratteristiche. Altri ipogei che meritano di essere tutelati sorgono nel quartiere Picone, tra via Mitolo e la strada che conduce all'ospedale Di Venere a Carbonara. Qui si possono scorgere ancora i resti degli affreschi rupestri, tutti abbandonati e mischiati addirittura a scarti edili e rifiuti di ogni genere. Intanto nei prossimi giorni i tecnici della Soprintendenza assieme a quelli delle Ferrovie eseguiranno altri sopralluoghi nel cantiere della ferrovie per capire come far convivere le ruspe con ipogei e grotte carsiche scoperte sottoterra. Si tratta dell'ennesimo stop per l'opera faraonica da 220 milioni di euro che aspetta di essere realizzata dal 2002. I lavori, affidati alla ditta Matarrese spa, rientrano nel più ampio progetto del nodo di Bari e dovrebbero essere completati entro il 2015. Il progetto prevede la costruzione di 10,5 chilometri di nuova tratta a doppio binario che collega Bari a Sant'Andrea Bitetto.
Bari. Chiese e ipogei, un tesoro perduto
A Bari, oltre 100 siti rupestri abbandonati sono stati scoperti nella zona di Stanic. Gli ipogei scoperti nella zona sono stati bloccati dal raddoppio della ferrovia Bari-Taranto. L'associazione Archeoclub di Bari ha lanciato un grido di allarme per i beni dal valore inestimabile. Il patrimonio archeologico è stato valorizzato solo in parte, mentre molti siti sono stati abbandonati e convivono con discariche a cielo aperto. Il viaggio nel mondo ormai invisibile di questo patrimonio archeologico comincia dalla chiesetta di San Giorgio, nella strada intitolata al Santo Martire.
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