L'assessore Vettese: «Solo tre volte all'anno» In ingresso, in uscita. In tutta Piazza San Marco o solo in una parte. Alla fine del ponte della Libertà o magari all'inizio. Per le crociere ma anche per i lancioni che arrivano da Punta Sabbioni. Su come limitare gli arrivi a Venezia, ormai, è stato detto di tutto. E in occasione del primo weekend di Carnevale, con i turisti schizzati sopra le 135mila presenze e i flussi (ma soprattutto i deflussi) da incanalare, la proposta è tornata a farsi sentire. Questa volta a lanciarla è l'assessore alle politiche culturali del Comune di Venezia Angela Vettese: «Se il Carnevale dipendesse da me chiuderei Piazza San Marco - dice - io sono contro il numero chiuso di Venezia, ma a favore del pagamento di un biglietto di ingresso in piazza nelle tre occasioni all'anno in cui si trasforma in teatro». Carnevale, Capodanno e Redentore, quindi. Occasioni in cui il salotto buono della città diventa teatro degli eventi più importanti (in molti casi storici come il volo dell'Angelo) che si concentrano nel palco centrale richiamando, nelle ore di punta, presenze con cifre a cinque zeri. «La piazza si presta facilmente ad essere chiusa - dice Vettese - se invece si vogliono lasciare le cose così si devono predisporre dei corridoi di fuga anche per questioni di sicurezza. Ho assistito al volo dell'Angelo da sotto i portici, fossi stata una mamma avrei avuto paura». Per l'assessore, che lo dice da tempo, la soluzione è quella di cambiare la tipologia dell'offerta del carnevale veneziano, puntando ad un programma più raffinato. «Carnevale e Capodanno sono eventi importanti in città - dice - ma se si perdessero alcune tipologie di offerta si perderebbe anche il turismo più maleducato». Ai veneziani insomma il Carnevale sta stretto. Sta stretto perché le calli si affollano, i campielli sono impraticabili e anche perché a volte diventa un'impresa riuscire a vedere un amico per un caffè, al punto che, mesti, si rinuncia all'incontro e si è costretti a tornare a casa. «Secondo me ci vorrebbe un biglietto di ingresso a Venezia - dice Raffaele Alajmo, del Caffè Quadri - credo che il turismo ormai a Venezia sia impossibile da gestire in questo modo. In piazza e a Rialto vengono tutti. Metterei le tasse nei mesi di affluenza, le toglierei in quelli in cui la città è vuota». Quello che succede in piazza in queste «occasioni clou» insomma piace poco. «Il carnevale deve cambiare - dice anche Alberto Nardi, dell'associazione piazza san Marco- le zone centrali vanno decongestionate, l'offerta dev'essere diversificata, in piazza terrei solo le cose di un certo livello. Due note aggiuntive: quest'anno il palco è molto bello, ma lo speaker inglese non si può sentire». «La prossima volta chiediamo ai veneziani di cominciare prima la Quaresima» ironizza monsignor Meneguolo. «I veneziani si lamentano ma prima facciamo due conti - frena però Piero Rosasalva, presidente di Venezia Marketing - se consideriamo che ognuno dei presenti avrà speso in media 30 euro, in totale sono girati a Venezia in una sola giornata quasi 4 milioni di euro, il Carnevale è una giornata promozionale per la città, in Italia e nel mondo e anche i servizi hanno retto bene». Se non fosse che per chi ha deciso di arrivare in centro storico in giornata, muoversi (tornare soprattutto) è stato un incubo. Il no comment per tutti è per i treni. Troppo pochi secondo la maggior parte degli amministratori. Assolutamente insufficienti secondo i turisti. Bene invece per le «porte» della città. «Ieri piazzale Roma e Tronchetto hanno retto bene nonostante l'afflusso massiccio - ha detto ieri il sindaco Giorgio Orsoni - è un ottimo segnale».