Dario Franceschini ha inaugurato il suo incarico di ministro per i Beni e le Attività culturali con due mosse. La prima, ineccepibile: una visita al museo di via Tasso a Roma, la prigione dove duemila romani legati alla Resistenza furono imprigionati, torturati uccisi. Poi l'annuncio di una linea di condotta nel rapporto privati-beni culturali: «Si deve superare questo tabù. C'è una via di mezzo ragionevole, si deve tutelare nel modo più rigido il patrimonio pubblico ma contemporaneamente si deve valorizzarlo e fare in modo che aiuti anche il resto del Paese. Sarebbe incomprensibile se non investissimo sul nostro patrimonio». Un tabù, ha ragione Franceschini: per colpa di alcuni talebani assai ascoltati dello statalismo, che preferirebbero probabilmente vedere in macerie alcuni nostri gioielli pur di non affidarne restauro e valorizzazione alle mani private (però quelle macerie rimarrebbero statali...) il nodo pubblico-privato, in pieno 2014, è ancora un tabù. Tra i numerosi e indiscutibili meriti dell'ex ministro Massimo Bray c'è la nomina di una commissione, presieduta dal professor Salvatore Settis, per individuare le giuste linee di condotta per un rapporto corretto tra imprenditoria privata e patrimonio culturale pubblico. Franceschini dovrà barcamenarsi tra chi punta a privatizzare con arroganza tutto, violando l'articolo 9 della Costituzione, e chi invece individua nella mano privata il Male Assoluto, contestando ancora i fondamenti della moderna legge voluta da quel grande ministro che fu Alberto Ronchey. L'Italia resta l'unico Paese europeo in cui un privato (singolo, azienda, multinazionale) deve implorare la possibilità di contribuire alla salvaguardia del nostro Patrimonio. Franceschini ha una occasione straordinaria. Matteo Renzi ha detto, ieri al Senato: «Occorre richiamare investimenti privati, se si vuole che "con la cultura si mangi". Dobbiamo essere concretamente operativi, perché la valorizzazione del patrimonio è un efficace risposta alla crisi». La strada per abbattere finalmente quel tabù antistorico e autolesionista appare spalancata. E per Franceschini trovare regole virtuose non sarà impossibile.