Anish Kapoor fu ingaggiato per disegnare la stazione napoletana di Monte Sant'Angelo e venne pagato, con gli architetti, 2 milioni. Nell'articolo racconta cos'è successo poi Qualche giorno fa ho visto in televisione sulla Cnn un servizio che celebrava il primato artistico e architettonico della nuova metropolitana di Napoli. Già negli anni scorsi mi era capitato di leggere sulla stampa inglese articoli che elogiavano quel progetto, indicando Napoli come città all'avanguardia nello sviluppo di un rapporto originale, sempre più intenso tra opere pubbliche e cultura visiva contemporanea. Non mi hanno mai meravigliato o colto di sorpresa queste notizie. Conosco Napoli e la frequento da circa vent'anni. La conosco per la storia, i monumenti antichi, i musei fantastici. La conosco e la frequento anche da artista sin dal Capodanno del 2000, quando ebbi l'occasione di installare in piazza del Plebiscito una scultura dal titolo «Taratantara». Da allora, sempre più spesso ho avuto impegni professionali lì, al museo Archeologico e poi al museo Madre. Dal 2000 al 2010 ho partecipato insieme ad altri artisti ad alcune tra le più rilevanti iniziative dedicate all'arte contemporanea in una città europea. Secondo me, dalle manifestazioni in piazza del Plebiscito alle mostre nei musei antichi, alla nascita di nuovi spazi e alle stazioni della metropolitana oggi acclamate non ci fu soluzione di continuità. Tutto si legava in unico progetto. Perciò, quando nel 2003, mi fu chiesto di disegnare un'intera stazione, quella di Monte Sant'Angelo, sede di un Campus universitario, pensai che i miei interlocutori, benché la richiesta fosse ardita, meritavano di essere presi sul serio. Tutto quello che fino ad allora avevano detto si stava in quegli anni verificando, dunque meritavano fiducia. Purtroppo, col senno del poi devo ammettere di essermi sbagliato, anche se quel che accadde in seguito non fu certo colpa loro. Lavorai intensamente due anni circa, affiancato dallo studio di architetti e ingegneri inglesi «Future Systems» e consegnai il progetto definitivo nel corso di una cerimonia pubblica nella sede della Regione Campania. I plastici e i bozzetti furono esposti in varie mostre internazionali, raccogliendo consensi. Successivamente, con un pool di professionisti messi a disposizione dall'impresa napoletana che aveva ottenuto l'appalto si iniziò a lavorare al progetto esecutivo e l'opera cominciò anche a prendere forma nel cantiere. Fino alla produzione delle due gigantesche sculture in acciaio e in alluminio in una fabbrica olandese, regolarmente terminate e mai consegnate. Perché è qui che la storia bella s'interrompe. Nel 2011, dopo mesi di rinvii e rallentamenti, il cantiere di Monte Sant'Angelo venne chiuso, gli operai licenziati, la mia architettura in cemento seppellita e dimenticata. Gli olandesi non hanno ricevuto più i pagamenti per il loro lavoro e hanno sequestrato le sculture negli hangar. Mi risulta che l'intera opera fosse stata finanziata dalla Regione Campania dunque solo una scelta politica successiva molto violenta può aver determinato la successiva sparizione delle risorse. D'altronde, nel medesimo periodo, al museo Madre il cambio della scena politica provocò una traumatica sostituzione dei vertici e non pochi danni alla credibilità dell'istituzione. In Italia, a quanto ho avuto modo di capire, vige la singolare abitudine di confondere la politica con la cultura, anzi per essere precisi sembra proprio che la politica ritiene di poter sottomettere la cultura ai propri desideri. Perché si decise di bloccare quella e non un'altra stazione, neanche questo si sa con precisione: forse perché molto ambiziosa, più delle altre, e dunque politicamente troppo ingombrante per i successori di Antonio Bassolino? Chissà. Intanto quel che è certo è che sono stati umiliati l'impegno mio e di molti altri professionisti; e, in fin dei conti, tanto denaro dei contribuenti è stato sprecato, a cominciare da quello speso inutilmente per il mio incarico. Ormai ho perso la speranza di veder realizzata la mia stazione della metropolitana dell'arte. E me ne rammarico moltissimo. Certo restano quelle due sculture in Olanda, ma nessuno sa dirmi come fare a riscattarle. Potrei pensare di non lasciarle lì prigioniere e di portarle con me in qualche altra parte del mondo dove forse potrebbero essere riallestite nell'ambito di nuovi progetti. Non so. Sarei felice se qualcuno potesse aiutarmi ad affrontare e a chiudere finalmente questa triste questione. Intanto colgo l'occasione per augurare migliore fortuna ai progetti ancora in corso. Spero che molti altri vengano portati a termine. E che, nonostante tutto, non si fermi il contributo degli artisti al futuro di una città meravigliosa come Napoli.