La nuova amministrazione comunale ha annunciato una variante al Pgt. Tramontato l'obiettivo della precedente giunta, portare Brescia da 190 a 220 mila abitanti, e con esso grandi opere come sede unica, parcheggio sotto il castello, tunnel nella Maddalena. Ora per gli urbanisti è tempo di «curare» e «ricucire» la città. La nuova giunta, dopo aver approvato una prima variante al Piano di governo del territorio (Pgt) varato dalla precedente amministrazione, ha allo studio una variante ben più consistente, come si evince dai contenuti strategici delle linee di indirizzo, recentemente illustrate dall'assessore all'Urbanistica. Sinteticamente gli obiettivi assunti sono: il contenimento del consumo di suolo e il potenziamento della valenza ecologica del non urbanizzato; il rinnovo e la riqualificazione del territorio urbanizzato attraverso azioni puntuali di rigenerazione urbana; la tutela della struttura economica del territorio («dare spazio alle ragioni del lavoro»); la garanzia della più ampia accessibilità urbana, e cioè un'offerta articolata di mobilità intermodale, anche nell'ottica di ridurre quella che Secchi chiamava la «fatica urbana». Va osservata innanzitutto la netta virata rispetto all'obiettivo strategico della grande Brescia («riportare la città nel medio lungo periodo sopra la soglia dei 220.000 abitanti» come era scritto nella relazione di accompagnamento allo strumento urbanistico): per la nuova giunta invece il Pgt «dovrà andare verso un tendenziale azzeramento del consumo di suolo agricolo». È il caso di osservare, a questo proposito, che la crisi economica può rappresentare l'occasione, per quanto forzata e dolorosa, di ripensare un meccanismo di crescita urbana puramente espansivo e quantitativo, totalmente subordinato ai parametri della finanziarizzazione del suolo, completamente indifferente alle ragioni del paesaggio ed ai bisogni effettivi della città e dei suoi abitanti. In questo senso vanno letti i segni di ripensamento (da parte di tutti, cittadini ed operatori del settore, costruttori in primis ) che già con l'ultimo periodo della presidenza Campana avevano ben compreso come la crisi edilizia non possa trovare vie d'uscita nell'incentivazione della nuova edificazione ma solo nell'orizzonte del riuso e della rigenerazione urbana. La discontinuità effettiva si può però apprezzare, meglio che sul piano teorico delle intenzioni, nel confronto sulle cose, quelle da fare e, soprattutto, quelle da non fare. Cassare molte delle cose in agenda della precedente amministrazione non è per la verità esercizio di particolare difficoltà, dato che, anche a prescindere dal drastico ridimensionamento di ogni programma imposto dalla contingenza economica, si tratta di opere di cui non si sentiva certo la necessità; parrebbero dunque tramontate definitivamente lo spostamento del Comune, il parcheggio sotto il Castello, il tunnel sotto la Maddalena. È parsa fortunatamente poco più che una boutade la torre in piazza Tebaldo Brusato mentre, archiviato anche il Cubo Bianco, spostati i burattini e smantellata la provvisoria pista di ghiaccio, non si placa l'accanimento «creativo» su Largo FormentonePiazza Rovetta, per il quale Minini invoca il ritorno della pensilina. Non essendo, a mio avviso, nell'elenco delle priorità, sarebbe bene non farsi prendere dall'horror vacui , vagliare ogni eventuale nuova proposta, anche quelle apparentemente più minimaliste, con attenzione non solo alla praticabilità tecnico economica immediata ma anche fondatezza ed alla «tenuta» nel lungo periodo, con i tempi delle trasformazioni urbane che non coincidono necessariamente con quelli amministrativi. Le cose da fare sono duramente dettate dalla realtà dei fatti e della cronaca: la bonifica Caffaro, come degli altri siti, e tutte le altre azioni indispensabili alla tollerabilità dei parametri ambientali sono prerequisiti di ogni azione, ben sapendo che se il Pgt non può eludere l'importanza della tematica ambientale non può certo al contempo esserne l'unico strumento risolutivo. È bene che tutte le azioni previste dallo strumento urbanistico vengano preliminarmente soppesate sulla base della loro tollerabilità in un quadro ambientale molto delicato. Ciò premesso, ci si limita ad elencare i temi ineludibili: il Comparto Milano, con tempi e modi adeguati, raccordato alla campagna di riqualificazione dell'intera Via Milano (già avviata dalla precedente giunta), il Musil, in una versione non ridotta, la valorizzazione del Castello, per la quale già erano stati fatti dei passi. Vi sono poi le cose da ripensare con assoluta apertura e disponibilità a scelte anche radicali. Penso ad esempio a Sanpolino: ha ancora senso il suo completamento, o è più opportuno rimettere mano al disegno di quella parte di città, nella consapevolezza che non solo è cambiato il quadro economico, ma lo sono ancora di più struttura e domanda sociale, come pure sta cambiando la cultura progettuale rivolta all'edilizia sociale? La riflessione e l'azione su questo argomento potrebbero essere un primo utile banco di prova per l'urban center in gestazione. È auspicabile che il nuovo Pgt preveda anche una revisione, oltre che delle Norme tecniche di attuazione, di tutta la normativa in genere (regolamento igiene in particolare): senza entrare qui in aspetti squisitamente tecnici l'intervento adeguato sull'esistente lo richiede. Ma a prescindere dai singoli punti specifici (ce ne sarebbero molti altri) potremmo sintetizzare i principi informatori del nuovo strumento urbanistico e l'atteggiamento conseguente che è lecito attendersi, con le parole «curare» e «cucire»: curare il territorio nei minuti particolari, e «connettere» cioè mettere in relazione anche fisica ma non solo le parti della città, se necessario «rammendarle» con un lavoro «sartoriale» di progettazione, con disegni magari apparentemente minimali, ma specifici e mirati. Curare la città nei particolari non è l'elogio del «piccolo è bello», esercitare una critica serrata alle grandi opere non vuol dire rifiutare a priori obiettivi impegnativi per la città, ma riconoscere concretamente priorità e possibilità sulla base degli strumenti effettivamente disponibili. Progettare connessioni interstiziali che leghino ancor più il sistema del Parco delle Colline al Parco del Mella, ed i Parchi urbani tra loro e al centro storico, inventare modalità di intervento nei brani di tessuto urbano riconoscibili fuori dal centro storico attraverso la interlocuzione dialettica sui progetti, agire non di rimessa rispetto ai privati nella partita dei grandi vuoti urbani rappresentati per esempio dagli ex spazi militari Il rilancio dell'urbanistica significa in primis rilancio dell'azione pubblica che, pur con i suoi limiti, aggravati dalla contingenza economica, deve tornare a prefigurare gli scenari all'interno dei quali si può muovere l'azione privata e non affannarsi a rincorrerla per ingabbiarne sempre tardivamente e malamente gli effetti. È comunque opportuno non alzare troppo il livello delle aspettative verso la variante non solo ricordandone i limiti fisiologici ed intrinseci, ma anche perché sarebbe forse illusorio attendersi dallo strumento urbanistico una visione della città fortemente marcata quali quelle dei Prg di Benevolo o di Secchi, essendo venuto sempre meno il ruolo e il potere dello strumento urbanistico, conseguentemente all'indebolimento politico della intera disciplina urbanistica (come, con accenti diversi, hanno rilevato nei loro recenti libri Campos Venuti e lo stesso Benevolo). Prima ed oltre il Pgt è necessaria un'azione capillare e costante di lettura e interpretazione e di partecipata riflessione sui fenomeni urbani, che potrebbe (dovrebbe) essere nelle prerogative dell'urban center. La definizione e la conformazione di questo organismo non pare ancora ben delineata e del resto a livello nazionale ne esistono diversi modelli. Sarebbe bene perseguire la via più ambiziosa: dare all'urban center un profilo culturale scientifico alto, in modo da affiancare al ruolo di comunicazione e stimolo alla partecipazione quello di approfondimento teorico costante. Detto incidentalmente, la proposta degli stati generali della cultura è quanto mai necessaria proprio per mettere a fuoco l'idea di città che ha la città, e questo può avere non poche ricadute sull'azione urbanistica, sulla stessa variante e sulla formazione dell'urban center.
Corriere della Sera
23 Febbraio 2014
Brescia. Nuovo Pgt, addio grandi opere è tempo di cucire
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
—
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
il Sole 24 Ore · 24 Feb 2012
Gli operatori La volontà di crescere facendo vero sistema
il Sole 24 Ore · 24 Feb 2012
LA LETTERA Cultura: necessario tornare a investire
L'Arena · 24 Feb 2012
VEROLANUOVA. Non è bastato il sì delle Belle Arti.
Bresciaoggi · 24 Feb 2012
VEROLANUOVA - Il mondo non vedrà quelle tele del Tiepolo
Il Gazzettino · 24 Feb 2012
VENEZIA - Basta insulti, si ritrovi un sereno confronto
Il Gazzettino · 24 Feb 2012
VENEZIA - La presidente di Italia Nostra risponde e attacca Sindaco, Venezia non è in vendita
il Sole 24 Ore · 25 Feb 2012
Il patrimonio dei beni e gli enti locali. Il sostegno dello Stato solo a chi gestisce bene
La Voce Repubblicana · 25 Feb 2012
Cultura e crisi: forse lassù qualcuno se ne occupa
Corriere della Sera · 25 Feb 2012
Il convegno del Fai. Un cittadino collettivo per salvare l'ambiente
Corriere della Sera · 25 Feb 2012
Politiche culturali, Roma arranca
Corriere della Sera · 25 Feb 2012
Firenze, cultura e ricchezza. A un passo dall'alta classifica
Il Mattino · 26 Feb 2012
Un museo per Caruso ma non a Napoli
La Gazzetta del Mezzogiorno · 28 Feb 2012
SICILIA - Crescita e occupazione dai beni culturali
La Provincia · 1 Mar 2012
LECCO - Appello al ministro Ornaghi Salviamo Villa Manzoni
Gazzetta di Mantova · 1 Mar 2012
MANTOVA - Finalmente addio al comitato scientifico di 25. Ci liberiamo di Agosti che boccia Dante Ferretti
Bresciaoggi · 3 Mar 2012
Brescia. Cancellato il cenacolo dal cortile di via Cavallotti
Corriere della Sera · 4 Mar 2012
INVESTIRE IN CULTURA PER LA CRESCITA La dittatura dell'incuria
il Giornale · 5 Mar 2012
MONZA - Così rinascerà la Villa Reale a Monza
il Sole 24 Ore · 4 Mar 2012
Visibilità e servizi per i giovani
Corriere della Sera · 4 Mar 2012
La dittatura dlel'incuria