«Servono regole predefinite se no si scappa all'estero» SALERNO Maria Teresa Mazzitelli, architetto e co-proprietaria del famigerato albergo Fuenti, demolito una volta come struttura e una seconda volta come nuova idea progettuale da sostituire alla precedente, avrebbe preferito continuare a starsene alla larga dai giornali. Ma, tirata in ballo dall'ex soprintendente di Salerno Mario De Cunzo, che sul Corriere del Mezzogiorno ha accomunato in un'unica bruttezza Fuenti, Punta Perotti e il costruendo (anzi no, per De Cunzo «demolendo») Crescent, non ha potuto fare a meno di intervenire. Ha letto l'intervento di De Cunzo? «Sì, e la cosa che mi fa specie è che, nel caso del Fuenti, ammetta che era stato autorizzato dal soprintendente dell'epoca e che aveva la licenza edilizia ma solo perchè era brutto lui stesso revocò l'autorizzazione, lo fece demolire e se ne vanta». Vittima della «grande bruttezza», allora, per parafrasare un film da Oscar? «Ma è imbarazzante dire: non autorizzo perchè è brutto. La cosa pubblica si deve gestire attraverso una legge che non può essere applicata in base al gusto soggettivo delle persone. Questo non dà certezza del diritto, me l'ha detto anche un funzionario della Soprintendenza, e gli imprenditori scappano dall'Italia». Lei però non è scappata. «Io no, ma i miei tre figli sì.Lavorano tutti all'estero perchè quest'incertezza non è più accettabile. Anche l'ultima, che ha quindici anni, è voluta andare a studiare all'estero». Ad ottobre sono quattro anni che il nuovo Fuenti, il parco nato nell'area riqualificata del cosiddetto ecomostro, è sotto sequestro. Ma il processo a che punto sta? «Lunedì c'è un'altra udienza, siamo alle fasi conclusive. Forse a marzo verrà fuori la prima sentenza. Pensavo che dopo aver demolito il Fuenti e aver fatto una conferenza dei servizi con 24 enti (chi diceva che il progetto non piaceva, chi che era deficitario) fosse tutto a posto. E invece mi hanno sequestrato tutto, anche la spiaggia che era aperta da due anni. Illegittima anche quella! Ma dove erano allora i 24 enti? Forse li ho corrotti tutti quanti? Ma sa cos'è che mi fa più male? No, cos'è? «Che non è stata data neanche la possibilità ai miei collaboratori, che stanno in mezzo alla strada, di poter guadagnare qualcosa riaprendo la spiaggia». Andando a ritroso nel tempo, in cosa ha sbagliato, se ha sbagliato, nella gestione del caso Fuenti? «Col senno di poi dico che era meglio prendere l'indennizzo, mio padre Orfeo Mazzitelli, che del Fuenti ha cominciato a parlare nel 1968, era un puro. Si sono dati 80 milioni per il recupero del cementificio di Sorrento e si è buttato giù un complesso alberghiero che dava lavoro a 150 famiglie». Ma il Crescent le piace? «Guardi, qui si puo aprire un dibattito infinito: ma perchè la Stazione marittima è bella? O è brutta? E il Grand Hotel com'è? E i migliaia di metri cubi della Cittadella giudiziaria? Belli o brutti? Vogliamo giudicare il viadotto Gatto? No, qui ci vuole una regola». Quale regola? «Una regola predefinita come negli appalti concorsi. Tutti i miei amici che vengono da fuori, da Londra, ad esempio, dicono che Salerno ha capacità di espressione e di incidenza sul territorio, significa che non si giudica il territorio sul bello o sul brutto, ma sulla ricaduta sociale, economica,non stiamo guardando un'opera d'arte». Ma il Crescent secondo lei farà la stessa fine del Fuenti? «Può fare la stessa fine del Fuenti a condizione che non abbia la caratteristica di essere considerato brutto. Io vorrei capire quali sono i motivi per buttarlo giù: se è illegittimo perchè non è autorizzato o se l'autorizzazione è stata ottenuta con artifizi o atti illegittimi deve essere provato. Se deve andare giù perchè è brutto, non è accettabile». Cosa direbbe a De Cunzo se se lo ritrovasse di fronte? «Caro De Cunzo, hai confuso la tua funzione, tu non sei chiamato a spiegare perchè quell'edificio è brutto, il tuo ruolo è chiarire la legittimità di un progetto, la compatibilità con il territorio, non l'aspetto estetico».