Ambiente "vittima" del declino del Paese. Ma anche arma principale per contrastarlo. Sono le due facce di una realtà, a più tinte e velocità, fotografate dal rapporto Ambiente Italia 2005 di Legambiente. Un'analisi a tutto campo sui principali indicatori che misurano lo stato di salute del Paese. Flash che evidenzia ritardi notevoli e modelli interessanti, in cui l'ambiente è motore di crescita e di sviluppo economico, fattore di competitività che garantisce buona qualità della vita e business. Come nel caso della Val d'Orcia in Toscana. Uno degli esempi «della piccola grande Italia, un'evidenza delle potenzialità della competitività ambientale fondata sulla qualità» spiega Duccio Bianchi, curatore insieme ad Ermete Realacci dell'analisi che sarà presentata domani. Un'area che con turismo di qualità, riqualificazione dei borghi, valorizzazione dei prodotti agricoli locali ha segnato record di crescita. Un successo economico che ha visto ira i) '96 e il 2001 una crescita del valore aggiunto doppia (28)rispetto a quella nazionale(11), con aumento degli occupati del 21 contro il 6 nazionale. Ma accanto ad esempi di questo tipo il Rapporto evidenzia ancora forti criticità, il ritardo del Paese in tema di tutela ambientale, contenimento dell'abusivismo edilizio, illeciti ambientali, smaltimento dei rifiuti, dissesto idrogeologico, nelle fonti rinnovabili di energia. Anche se le stime sulle emissioni segnalano un trend decrescente, i livelli di inquinamento nelle aree urbane restano elevati. Benzene e pmlO rappresentano le forme di inquinamento «più preoccupanti per gli effetti diretti sulla salute». I livelli di pm 10 continuano infatti a rappresentare un grave problema per molte città: in38 sui 71 comuni capoluogo che hanno rilevamenti (nel 54 dei casi) vi è almeno una centralina che ha registrato un valore medio annuo superiore al valore limite tollerabile. Situazione che peggiora rispetto allo scorso anno, sottolineano i curatori del Rapporto, quando i comuni che non rispettavano i limiti erano il 45. «La qualità dell'aria è in genere migliorata da 10 anni sottolinea Bianchi il problema però è che questo miglioramento, favorito da un maggior utilizzo del metano e dal numero crescente di vetture catalizzate, si è interrotto anzi facciamo passi indietro con aumenti dei valori delle polveri sottili perché alcune delle cause strutturali di questa realtà non sono state rimosse». Per non parlare del fronte rifiuti: in molte regioni, soprattutto al sud si fronteggia una vera e propria emergenza. Cresce intanto la produzione: nel 2003 ha superato i 30 milioni di tonnellate, con forti scarti tra le regioni: dai minimi registrati in Molise e Basilicata (rispettivamente 372 e 431 kg per abitante) ai massimi di Toscana ed Emilia (rispettivamnte 671 e 640 kg). E anche se cresce la raccolta differenziata (in media nazionale al 21,5) l'Italia secondo l'analisi di Legambiente non ha centrato gli obiettivi di legge per il recupero da rifiuti urbani. Nel 2003 infatti solo Veneto e Lombardia hanno superato l'obiettivo del 35 di raccolta differenziata e solo 5 regioni del Nord hanno registrato il 25 (deciso per legge nel 2001). Lo scarto tra nord e sud del Paese in materia di gestione dei rifiuti ammonisce Legambiente resta forte e inalterato. Oltre al Lazio, tutto il sud (tranne Abruzzo e Puglia) resta anche sotto il 10. In un confronto (su dati 2001) su scala europea il tasso di recupero dell'Italia è 10 punti sotto la media europea e lontano da Germania (42), Olanda (45) e Austria (60). Migliora però la capacità di trattamento meccanico-biologico. Mentre è più lento l'adeguamento della capacità di recupero energetico ancora oggi concentrata nel centro-nord del Paese e giunta a 3,1 milioni di tonnellate. La «precarietà» del sistema di smaltimento è ancora molto accentuata in varie zone, con una vera e propria emergenza in Campania. Lo sviluppo della raccolta differenziata e della capacità di trattamento tecnologico ha provocato una riduzione dei «conferimenti a discarica» pari a 4 milioni di tonnellate rispetto al 2000. Sul fronte abusivismo e illegalità ambientale l'allarme resta alto. Nel 2003 dopo la frenata dell'anno precedente, si è registrata una nuova e forte impennata degli illeciti (33), delle persone denunciate (18), raddoppiati sequestri e arresti. Con picchi nelle regioni del centro sud. Fenomeni di criminalità che mantengono «livelli inaccettabili per un paese civile». Riduzione degli alti livelli di inquinamento acustico, gestione ambientale dei comuni, miglioramento dell'efficienza energetica delle abitazioni, riduzione dell'inquinamento atmosferico, rappresentano ancora le sfide più urgenti per cittadini e classe dirigente. «Anche l'ambiente paga il prezzo della crisi economica sottolinea Roberto della Seta Presidente di Legambiente è vittima del declino ma anche parte integrante e decisiva delle strategie più efficaci per contrastarlo».