A quasi cinque anni dal sisma, il cuore del centro abruzzese resta uno spettrale cumulo di resti ed edifici inagibili. Colpa delle scelte di allora (come quella di costruire le new towns) e delle lungaggini di oggi La questione dei terremoti purtroppo in Italia è endemica. Si tratta d'una malattia nota ma non prevedibile, se non a larghe linee. Non sappiamo dove avverrà il prossimo, sappiamo solo che ne verranno altri visto che nei secoli abbiamo sempre avuto la necessità di convivere con le mosse d'una nostra terra che è ancor più instabile geologicamente di quanto non lo sia politicamente. Ma dalla lunga sequela di crolli e di dolori non siamo tuttora riusciti a trarre una lezione che possa diventare una pratica positiva per le ricostruzioni. LE CITTA' FANTASMA DELLA BASILICATA E DEL BELICE Craco in Basilicata è rimasta una città fantasma come Poggioreale nel Belice che ha visto crescere a suo fianco una città nuova, Gibellina, allora considerata un formidabile terreno di esercitazione per architetture innovative e oggi innegabilmente diventata un disastro per chi ci vive. Ricostruire in loco, cioè restaurare, è sembrata quindi la soluzione apparentemente più giusta. Ma come? L'INTRAPRENDENZA DEI FRIULANI L'esempio forse migliore è quello friulano di Venzone, dove la successione delle scosse distrusse nella sostanza tutto l'abitato nel 1976. La chiesa e il suo campanile furono risistemati in terra, le pietre furono attentamente numerate e con l'aiuto della comunità internazionale gli edifici furono ricostruiti con la collaborazione della popolazione medesima. Oggi Venzone, che era già stata dichiarata monumento nazionale sin dal 1965 come luogo della testimonianza della Prima Guerra Mondiale, è tornata ad essere filologicamente più corretta di quanto non lo fosse prima della catastrofe; infatti molte delle superfetazioni degli anni Cinquanta, compresi gli infissi in alluminio che gli entusiasmi del boom economico avevano inflitto alle architetture storiche, sono state sostituite da interventi più adeguati. In altri luoghi del Friuli, dove non fu possibile la restituzione integrale, e ne è esempio eccellente Gemona, si tentò con buoni risultati di mescolare alla riedificazione degli edifici salvabili altre costruzioni moderne in sintonia stilistica con l'esistente. Ma in generale in Friuli la celerità della ricostruzione assieme alla determinazione della popolazione diedero vita a una autentica rinascita.
L'AQUILA-L'Aquila come Pompei
A quasi cinque anni dal sisma, il centro abruzzese rimane uno spettrale cumulo di resti ed edifici inagibili. La questione dei terremoti in Italia è endemica e non prevedibile. Non si è ancora tratto una lezione positiva per le ricostruzioni. Craco in Basilicata e Poggioreale nel Belice sono esempi di città fantasma. La ricostruzione in loco, cioè restaurare, è stata considerata la soluzione apparentemente più giusta. Ma come? L'esempio di Venzone, in Friuli, è forse il migliore. La chiesa e il campanile furono risistemati in terra, le pietre furono numerate e gli edifici furono ricostruiti con la collaborazione della popolazione.
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