Anche il ministro Bray raggiunge Caserta: «In pericolo la legalità, Angelo era un simbolo e non potevo mancare» Prima in treno da Roma a Napoli. Poi con una staffetta della Digos fino alle porte di San Tammaro, nell'azienda agricola di Tommaso Cestrone, per portare una parola di conforto e di solidarietà alla famiglia dell'ex custode della piccola reggia di Carditello. L'aveva preannunciato solo un'ora e mezza prima via Twitter e Facebook e il ministro per i Beni culturali, Massimo Bray, che aveva conosciuto ed apprezzato l'Angelo di Carditello, è stato di parola. Dopo l'incendio presumibilmente doloso che la scorsa notte ha attaccato uno dei capannoni - ma sarebbe meglio definirli "serre" - dell'azienda zootecnica della famiglia di Tommaso Cestrone, scomparso la notte di Natale a 48 anni per un improvviso malore, l'esponente del Pd è arrivato di corsa in provincia di Caserta per mostrare la sua personale vicinanza alla moglie Pina e ai due figli. Poche le parole affidate ai giornalisti sull'uscio dell'abitazione prima di concedersi ad un incontro strettamente privato. «Si è trattato di un atto molto grave - ha sentenziato Bray - Tommaso era e resta un uomo che va rispettato per quello che ha dato e andrebbe ricordato per la passione civile dimostrata» ha poi aggiunto. «Tommaso Cestrone e la sua famiglia con il loro lavoro e la loro passione civile hanno riportato dignità a questa terra. Ciò evidentemente ha dato fastidio a qualcuno - ha proseguito Bray - non è un caso che proprio un anno fa a Tommaso fu incendiata la roulotte. Anche da privato cittadino continuerò ad essere vicino alla moglie e ai due figli di Tommaso». Sulle sorti di Carditello il ministro uscente ha poi detto: «Il nuovo governo non dimenticherà questo posto così come avrà a cuore anche le altre emergenze che riguardano i beni culturali del Paese». Un auspicio più che una promessa: sono ridotte al lumicino, malgrado le petizioni e le migliaia di richieste che si levano da tutt'Italia, le speranze che possa essere riconfermato nel nascente governo di Matteo Renzi. Rispondendo alle domande dei cronisti sull'eventualità di restare al Mibac Bray ha detto: «Queste cose non competono a me»