«Dobbiamo capire bene che cosa c'è nel terreno, siamo in mezzo a una zona di tombe ipogee, non vorremmo che dopo tanti sforzi l'obelisco venisse inghiottito dalla terra di Axum, per ora abbiamo individuato solo muretti sotterranei...». La voce di Rodolfo Fattovich, l'archeologo alle prese con l'ultimo e più inquietante rebus per il ricollocamento dell'obelisco, giunge quasi a fatica dalla lontana Etiopia. Mentre a Roma si consuma l'ennesimo stop nell'annosa vicenda del ritorno a casa della stele trafugata sdal fascismo, ad Axum sono iniziate altre indagini. Per ora nella cittadina del Tigrai sono arrivati solo loro, i sei esperti dell'Unesco. Sono sbarcati sabato scorso e da lunedì hanno cominciato ad operare. Sono sei tecnici che il «bureau» di Parigi ha inviato sul posto in accordo con i governi italiano ed etiopico. Li guida Elisabeth Wangary, responsabile per i siti patrimonio dell'umanità in Africa. Con lei Jim Williams e A. Merlo, sempre dell'Unesco e tre «esperti» ingaggiati ad hoc: l'ingegnere dell'Enea Morgantini, la geofisica della Sapienza Luciana Orlando e l'archeologo Rodolfo Fattovich dell'Istituto Orientale di Napoli. Tutti alle prese con l'ultimo rebus. Scopo della missione è infatti lo «studio d'impatto» per il ritorno dell'obelisco. Tutti gli occhi sono rivolti al professor Rodolfo Fattovich, archeologo di fama, e grande esperto di antichità nubiane ed etiopiche, strappato ai suoi studi presso l'Istituto Orientale di Napoli. Da lui l'Unesco vuole l'ultima parola sul sito in cui deve tornare l'obelisco. La domanda è: cosa c'è sotto il punto esatto che le autorità scientifiche e governative etiopi hanno scelto, con un'opzione a metà tra il sacro e il politico, per il ricollocamento dell'obelisco ad Axum? Secondo l'Iccrom, che ha effettuato uno studio sul problema, il terreno, pur friabile, è ok. Un bacino di calcestruzzo posato sul tufo dovrebbe risolvere la questione, consentendo all'obelisco di 160 tonnellate di avere un fondamento su cui reggersi. Diverso l'input dell'Unesco. A farla accorrere ad Axum sono stati infatti i risultati di due campagne archeologiche condotte dagli inglesi nella zona, tra il 1973-74 e il 1993-'97, che hanno scoperto proprio in quella zona una serie di tombe ipogee unite da un dedalo di cunicoli sotterranei. L'ìngegner Giorgio Croci, lo «strutturista» italiano incaricato dell'operazione conclusiva, affronta la novità così: «Verificherò anch'io con gli esperti Unesco e se sarà necessario ideeremo insieme le opportune opere di sostegno per garantire l'incolumità del monumento». Per Croci, dunque, l'eventualità di dover ripiegare su un altro punto è al momento «remota». L'Unesco sta procedendo invece in punta di piedi. «Stiamo verificando -spiega da Axum al telefono il professor Fattovich, reduce dalla seconda giornata di sondaggi -. Operiamo con un controllo geologico e col georadar su un terreno in effetti friabile, di tipo tufaceo. Secondo i miei colleghi inglesi là sotto, a una profondità di cinque metri, ci sono delle tombe con dei pozzi che scendono in profondità e alla cui base si aprono cunicoli a raggiera per le camere sepolcrali. Insamma un piccolo labirinto. Al momento abbiamo individuato solo muretti. Presto avreno un'idea generale sul punto prescelto per rimettere in piedi la grande stele». Il saggio è stato appena avviato, prematuro prevederne il risultato. «Effettueremo il rilevamento geofisico di tutta l'area circostante - aggiunge l'archeologo -. Insomma, al momento non si può aggiungere altro». La scoperta di questo ulteriore tassello problematico è emersa da poco. Merito degli studiosi che si sono ricordati delle ricerche archeologiche effettuate ad Axum e che hanno fatto scattare quest'ultimo allarme. Tocca ora a un'esperta della Sapienza di Roma, a un ingegnere dell'Enea e a un archeologo dell'istituto Orientale di Napoli dire l'ultima parola sull'ultimo anello dell'annosa questione: è ok oppure no il posto prescelto per il ritorno dell'obelisco? «Nessuno, qui - rispondono da Axum - vuole che l'obelisco cada a pezzi inghiottito da una voragine del terreno...». Sempre che ci sia un Antonov che ce lo porti.