PECHINO Pirez Art Museum di Miami in Florida: un uomo si avvicina a un'installazione di opere di Ai Weiwei, il famoso artista dissidente cinese, prende uno dei 16 vasi e lo scaglia a terra mandandolo in pezzi. Il distruttore, Maximo Caminero, 51 anni, sostiene di essere anche lui un artista e di aver voluto protestare perché il museo americano compera solo opere di stranieri e non sostiene i geni creativi locali. Lo hanno arrestato e rischia un processo con una pena massima di cinque anni. Il giudice dopo averlo ascoltato lo ha rimesso in libertà su cauzione. Questa storia è piuttosto complicata e ha aperto subito un dibattito su arte e vandalismo. Il vaso aveva una storia di molti secoli: fa parte di una collezione di 16 urne risalenti alla Dinastia Han che dominò la Cina tra il 206 avanti Cristo e il 220 dopo Cristo. Ai Weiwei aveva contribuito dipingendoli parzialmente di colori vivaci e battezzando il lavoro «Coloured Vases». Nel museo di Miami erano esposti davanti a tre gigantografie di Ai Weiwei denominate «Dropping a Han Dynasty Urn» che mostrano il maestro cinese nell'atto di far cadere un altro vaso Han. Immagini che secondo Ai dovrebbero richiamare l'attenzione sulla valutazione dell'arte, sul paragone con gli oggetti contemporanei e sulla loro fragilità. L'artista Caminero ha spiegato di essere un ammiratore di Ai e di aver tratto ispirazione proprio da quelle sue tre gigantografie. Poi, forse dopo essersi reso conto di rischiare la prigione, ha cambiato versione ampliandola oltre la ribellione contro i curatori del museo che privilegiano opere internazionali. Caminero ha detto: «Ero lì e ho visto quelle foto in cui Ai rompeva un vaso prezioso, ci ho letto una forte provocazione intellettuale e ho voluto replicare la performance di protesta». Ai Weiwei, che a causa delle sue espressioni di dissenso politico è confinato in Cina, è stato informato del fatto. E non l'ha presa bene: «Le mie opere sono spesso danneggiate durante le esibizioni in giro per il mondo. Così sulle prime mi sono detto: ci penserà il museo, o l'assicurazione» (secondo le stime ufficiali il vaso distrutto vale un milione di dollari). Quando ha conosciuto i dettagli del gesto, però, Ai Weiwei ci ha ripensato: «È stato un artista, allora non va bene, nessun artista ha il diritto di rovinare l'opera di un collega». Al maestro cinese però è stato chiesto come la mette con il fatto che anche lui ha passato una mano di vernice su opere di un artigiano di duemila anni fa e ne ha frantumato una per «Dropping a Han Dynasty Urn». In più, in passato ha anche pensato bene di imprimere un logo della Coca-Cola su un graffito risalente al neolitico. Ai Weiwei non si è scomposto: «Quello che ho fatto io è differente: non ho danneggiato reperti che appartenevano ad altri come ha fatto quel tizio a Miami con le mie opere». C'è da credere che il dibattito sull'interrogativo se in questo strano caso ci sia un solo vandalo o due andrà avanti per diverso tempo. D'altra parte Ai Weiwei, 56 anni, è tutto meno che un conformista. Il suo nome è legato al disegno del «Nido d'uccello», lo stadio dei Giochi olimpici di Pechino 2008. Ma poi è entrato in rotta di collisione con il potere per le sue critiche sul fronte dei diritti umani e della corruzione. Nel 2011 fu detenuto per 81 giorni e da allora gli è stato ritirato il passaporto.
Miami. Io protesto. E distrugge il vaso di Ai Weiwei
Un uomo di 51 anni, Maximo Caminero, ha distrutto un vaso di 2.000 anni fa in un museo di Miami, facendo in modo che si rompesse in pezzi. Il vaso era parte di una collezione di 16 urne risalenti alla Dinastia Han. L'artista Caminero sostiene di aver fatto ciò per protestare contro il fatto che il museo comperi solo opere di artisti stranieri e non sostenga i geni creativi locali. È stato arrestato e rischia un processo con una pena massima di cinque anni. Il giudice lo ha rimesso in libertà su cauzione.
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