RIMPASTO trhiller. Rossi sceglie il nuovo assessore alla Cultura ma è costretto a rinunciarci un'ora dopo. Il jolly pescato e subito scartato è lo storico dell'arte Tomaso Montanari, docente all'università Federico II di Napoli e grande contestatore dell'operazione recupero della "Battaglia di Anghiari" che lo ha opposto a Renzi per mesi e mesi di durissime polemiche. Fumo negli occhi per i renziani, quindi, che nello stesso giorno in cui mettono in giunta Saccardi si troverebbero seduto nella sedia accanto quello che da loro è considerato un "nemico". Rossi tutto questo lo sa? Di sicuro se ne è consapevole non tiene conto delle possibili conseguenze, almeno per un'oretta. Fissa la conferenza stampa alle 12,30 e intanto annuncia alla sinistra del consiglio regionale che «al posto di Allocca» avranno un rappresentante di prestigio. Peggio che andare di notte. Montanari piace a un'intellighentia di sinistra, anche molto fiorentinocentrica, che non coincide con quella seduta sui banchi della maggioranza toscana. Rossi incassa nel giro di pochi minuti il "no" di Monica Sgherri e il "no" dei renziani, che nel frattempo sono stati avvertiti dell'operazione da Cristina Scaletti. Per un paio d'ore l'intero rimpasto e l'accordo preso da Rossi con Renzi di indicare Saccardi sua vice rischia di saltare per aria. L'annuncio ai giornali viene spostato di tre ore mentre continuano le frenetiche ricerche di un sostituto di Scaletti e, a questo punto, pure di Montanari. Rossi lo chiama per assicurargli che «continuerà il positivo rapporto con la Regione» ma rinuncia a farlo assessore. Alla fine decide di tenersi le deleghe e rinviare la terza nomina di qualche giorno. «Qualcuno su facebook scrive che sono una fava», dirà poi sfogando in una sola frase la tensione spasmodica accumulata durante questo incredibile lunedì. Come finirà quando il rimpasto sarà votato in consiglio? Rifondazione contesta la manovra: «Non possono esserci infingimenti o mascheramenti», commentano Sgherri e Cristiano. «La "normalizzazione" di Renzi arriva in Regione. Rossi si adegua subalternamente e il risultato è una nuova giunta monocolore Pd abbellita con qualche esponente di alto profilo tecnico. Il nostro assessore è Allocca». Non reagiscono meglio i due esponenti del Centro democratico di Tabacci: «L'estromissione di Scaletti, stimata e apprezzata in Toscana dalle associazioni e dai protagonisti culturali, è un atto sconclusionato e privo di logica, che non è stato spiegato», dicono. «Oggi il nostro sostegno coerente e leale viene messo a dura prova. Chissà che non sia questa nostra libertà e coscienza a costituire per qualcuno un ostacolo da rimuovere». Attaccano anche le opposizioni di centrodestra e boccia l'operazione il presidente di Confartigianato Imprese Toscana Giovan Battista Donati: «Accorpare le deleghe alla scuola con quella alla formazione non ci convince. La formazione deve rimanere saldamente ancorata al mondo delle attività produttive e del lavoro». Orientarsi in questo caos non è facile, deve aver pensato il direttore di Radio Toscana Giacomo Guerrini, che alle 18 manda in onda una nuova trasmissione, "Radio Londa. Manuale di sopravvivenza politica per i toscani del terzo millennio". Più che un vento Renzi è una bufera. (s.p.)
FIRENZE - Troppi no, e l'incarico sfuma "Con Montanari non finisce qua"
Il presidente della Toscana, Rossi, annuncia di scegliere Tomaso Montanari come nuovo assessore alla Cultura, ma poi lo scarta dopo un'ora. Montanari è un storico dell'arte e un grande contestatore dell'operazione recupero della "Battaglia di Anghiari". Rossi annuncia la nomina di Saccardi come sua vice, ma poi rinuncia a farlo. La nomina di Montanari è un atto sconclusionato e privo di logica, secondo i due esponenti del Centro democratico di Tabacci. Le opposizioni di centrodestra attaccano l'operazione e il presidente di Confartigianato Imprese Toscana, Donati, dice che l'accorpare delle deleghe alla scuola con quella alla formazione non convince.
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