Per quattro giorni si riunisce a Firenze la più grande comunità virtuale legata al tema dei musei nella rete web. Il comunicato stampa parla di "circa 100 relatori internazionali, oltre 20 musei presenti, 170 circa fra aziende e operatori della cultura, oltre 50 progetti presentati". Non è difficile immaginare che ci sia un po' di tutto: "I temi spaziano dalla realtà aumentata allo storytelling digitale, dai social media ai mobile tour, toccando questioni come l'uso di strategie di gamification, gli open content, il 3D e le più recenti sperimentazioni con i Google Glass". Ma il comunicato stampa che mi ha più colpito è un altro, ben meno rituale. Gli organizzatori notano che "Per l'italia la partecipazione è limitata a pochi musei che dimostrano sensibilità al tema della comunicazione e delle applicazioni digitali, assenti invece le grandi istituzioni museali italiane. Perché ci domandiamo: scarsa sensibilità al tema? Paura del digitale? Poca preparazione degli addetti ai lavori?", e concludono che "Di fatto non c'è una strategia dedicata a un approccio organico per l'utilizzo del digitale nei musei. La sfida che devono vincere i musei contemporanei è far diventare il digitale parte integrante del loro Dna". È proprio così. Certo, c'è il fatto che i musei italiani sono a fare i conti con la pioggia che entra dal tetto, con le sale chiuse per mancanza di personale, con i soldi che non bastano (letteralmente) a pagare la luce e il gas. E c'è il fatto che il mancato turnover fa sì che l'età media dei responsabili dei musei sia vicina ai sessanta: il che li rende non proprio smart. Sono dunque le idee a mancare, quasi più dei soldi: e quando si parla di valorizzazione si pensa al merchandising o alle cene eleganti per quattro ricchi cafoni. Il rapporto con il patrimonio culturale italiano non può che essere fisico, concreto, territoriale: ma per raccontarlo ai cittadini dobbiamo usare l'autostrada del web. Se non lo abbiamo ancora capito, tanto vale alzare bandiera bianca.
PATRIMONIO ALL'ITALIANA - La web-preistoria della Cultura
A Firenze si è tenuta una comunità virtuale legata ai musei nella rete web per quattro giorni. Circa 100 relatori internazionali, 20 musei e 170 aziende e operatori della cultura hanno partecipato. I temi trattati includono la realtà aumentata, lo storytelling digitale e i social media. Gli organizzatori hanno notato che la partecipazione italiana è limitata a pochi musei che dimostrano sensibilità al tema della comunicazione digitale. Ciò solleva la domanda se ci sia scarsa sensibilità al tema, paura del digitale o poca preparazione degli addetti ai lavori. I musei italiani devono affrontare la sfida di far diventare il digitale parte integrante del loro DNA.
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