Acquasantiera, segno della croce e biglietto: in Santa Maria della Carità chi entra paga. Forse. Alberto Folonari, presidente della Fondazione Cab, l'ha proposto a monsignor Scaratti, parroco del Duomo. «A Milano e Verona, ma pure in molte altre città, si fa così da anni. Ogni chiesa che vanta un certo patrimonio artistico dovrebbe far pagare l'entrata. Niente cifre sconvolgenti, qualche euro da girare ai parroci per il mantenimento di affreschi, pavimenti, marmi, soffitti e così via. Non ha idea di quanto costino». La Fondazione Cab ha restaurato Santa Maria della Carità con un assegno da 2 milioni di euro: la proposta, dunque, vale per la chiesa di via Musei, «ma potrebbe essere estesa anche alle altre». Dall'ufficio dei Beni culturali ecclesiastici un virgolettato sintetico: «Nessun documento scritto a riguardo, sia chiaro dice monsignor Federico Pellegrini, il direttore Un'ipotesi, piuttosto, di cui si parla da qualche settimana. Manca l'ufficialità. Per conto mio, comunque, la risposta è no: in chiesa si entra gratis». Le carte, dunque. In una nota del 31 gennaio 2012, la Conferenza episcopale ha scritto, testuale: «Secondo la tradizione italiana, è garantito a tutti l'accesso gratuito alle chiese aperte al culto, perché ne risalti la primaria e costitutiva destinazione alla preghiera liturgica e individuale». La concessione qualche riga più sotto: «L'adozione di un biglietto d'ingresso a pagamento è ammissibile soltanto per la visita turistica di parti del complesso, chiaramente distinte dall'edificio principale della chiesa, che deve rimanere e a disposizione per la preghiere». In sintesi, il contante si estrae per cripta, tesoro, battistero autonomo, campanile, chiostro, singola cappella. Prescrizione disattesa in alcuni casi, come Santa Croce a Firenze, dove il biglietto si paga per tutto. Per Folonari è una questione «delicata», abbozzata, ancora da approfondire, con qualche parere negativo e altri no. Qualche spunto, comunque, già c'è. Lo anticipa Agostino Mantovani, segretario della Fondazione: «Ad esempio, non servirebbero due ingressi separati, uno per i fedeli, l'altro per i turisti, ma uno unico. La cosa è gestibilissima. E comunque, se un laico vuole farsi il segno della croce, tanto meglio». Il diktat è uno: capitalizzare. «Investire sul turismo. Lo diciamo da quasi vent'anni, quando abbiamo lanciato l'idea delle Grandi Mostre in Santa Giulia» ricorda Folonari. La storia è nota: in città arrivò Marco Goldin «e gli demmo carta bianca sulle esposizioni, purché portasse i soldi». Per il cachet di Goldin non bastarono cifre esigue: «Ma qualche soldo si può portare allestendo eventi in Santa Giulia, come fanno altrove. La cultura del parrucchiere è roba vecchia dice Folonari Musei, chiese e monumenti devono restare sempre aperti, ospitare cene e conferenze a pagamento. Dico, lo fanno tutti tranne Brescia».