VERONA «Il futuro dell'Arsenale? Dev'essere nella cultura, in forma di cittadella dei musei in continuità con Castelvecchio e con la città intera. E non veniteci a raccontare che i soldi non ci sono: basta ascoltare un qualunque telegiornale per sentire cifre raccapriccianti sugli sprechi in Italia (il dato fornito da Confindustria è di un miliardo speso per le auto blu ogni anno, per fare un solo esempio), oppure leggere sui giornali di fondi europei che non sono stati spesi perché le regioni italiane non ne hanno fatto domanda, come accaduto anche lo scorso anno». È questo il pensiero di Gabriello Anselmi, architetto veronese che le sue riflessioni sulla città le aveva già raccolte in un libro dal titolo «Verona vista da Gabriello Anselmi» (Vita Nova Edizioni) e che ora sta per dare alle stampe un nuovo volume sullo stesso filone. Un capitolo è proprio dedicato all'ex Arsenale austriaco, e ieri, in una conferenza stampa, Anselmi ne ha anticipato il contenuto, entrando nel dibattito che sta infiammando la città. «E ne sono molto felice - spiega l'architetto - perché è segno che l'argomento interessa ai veronesi, e che gli architetti dovrebbero imparare a essere prima di tutto cittadini, magari cominciando a rinunciare a lasciare i loro segni sul territorio. L'Arsenale, ad esempio, è già pieno di poesia di per sé». A testimonianza del suo discorso Anselmi ha mostrato la foto pubblicata sui giornali il 1 giugno del 1985, quando la caserma venne consegnata dai militari alla città: «Era un bosco di platani, dentro e fuori: ora andate a guardare cosa è rimasto. E dopo trent'anni di incuria ci vengono a dire che solo grazie alle attività commerciali l'Arsenale può rivivere. Lo spazio commerciale e di aggregazione, caffè, ristoranti e negozi, deve esserci, ma all'interno di spazi culturali e museali che possano ospitare per esempio l'espansione di Castelvecchio, il museo della lirica, uno del cinema con una sala d'essai in antitesi alle multisale, il museo della radio, spazi per collezioni private e per il teatro. Dobbiamo prendere come esempio l'Inghilterra dove i musei sono gratuiti e la gente si trova al museo d'abitudine, trovandovi ristoranti e caffè dove stare immersi nella cultura, trovando negozi che siano legati a questi spazi. È solo nella cultura che il nostro futuro, e non solo quello dell'Arsenale può essere tutelato».