Il ministro Urbani è all'ascolto (ancora per poco): «Spero che non meritino la soluzione più traumatica» ROMA «Seguo ora per ora le vicende della Scala e confido che il teatro milanese possa uscire dalla crisi. Perdere il maestro Muti come direttore musicale è stato doloroso per tutti, assurdo, direi. Ma adesso bisogna lavorare. Un commissario a Milano? Le forze in campo devono meritare che questo provvedimento estremo non debba essere preso. Ora tocca a loro, ed entro i tempi che si sono date». Parola di Giuliano Urbani, ministro dei Beni e delle Attività culturali. Oggetto, naturalmente, la storia infinita chiamata Scala. Che forse, dopo le dimissioni di Fedele Confalonieri da presidente e consigliere della Filarmonica; dopo i commenti a quello che tutti hanno letto come il disimpegno di Mediaset nei confronti dell'orchestra "ribelle"; dopo le parole di Stefano Zecchi, assessore alla Cultura del Comune («Siamo in presenza di un effetto domino, non si può pensare che la complessità della vicenda Scala si esaurisca con una dimissione. Non cre do sia finita qui»); vede ora profilarsi, davvero, lo spettro del commissariamento. Tanto temuto, fra gli altri, dal sindaco Gabriele Albertini, presidente, per legge, della Fondazione lirica, atteso in commissione Istruzione al Senato perché riferisca dell'intricata vicenda, ma anche determinato a non presentarsi se non dopo autorevoli membri del Cda che rispondono al nome di Marco Tronchetti Provera e, appunto, Fedele Confalonieri. «Io sono tra quelli ha intanto dichiarato il vicesindaco, Riccardo De Corato che ritengono che più si sta zitti meglio è per la soluzione della vicenda. Continuare a rilasciare opinioni significa fare un danno al teatro e a chi tenta di risolvere l'ingarbugliata questione». Questo mentre proprio la "segretezza" delle riunioni che hanno portato all'allontanamento precoce di Carlo Fontana (otto mesi prima della scadenza del suo contratto) è stata una delle cause scatenanti dell'ammutinamento scaligero. «Dimissioni del Cda? continua Zecchi Una situazione così difficile porta a conseguenze dolorose. Per quanto riguarda il commissariamento, dico solo che una decisione in tal senso necessita di prerogative ben precise». Più ottimista Tronchetti Provera: «La Scala uscirà da questa situazione. Il Cda ha fatto un comunicato, si è badato ai tempi e penso che vadano rispettati». Il presidente di Telecom Italia si riferisce, evidentemente, ai quindici giorni che il Cda si è preso per individuare nomi, arrivare a decisioni e riferirne al prefetto Bruno Ferrante, il mediatore designato, cui spetterebbe poi riaprire il tavolo della discussione con i rappresentanti dei lavoratori. Nel frattempo, altri commenti. «Le dimissioni di Confalonieri fanno parte di una partita a scacchi che ha come posta la Scala ha detto Nando Dalla Chiesa E non il maestro Muti, come qualcuno voleva far credere». Vittoria Franco, dei Ds, spera addirittura che Confalonieri torni sui suoi passi. Qualcuno, infine, come Giampaolo D'Andrea (Margherita), invoca «decisioni forti» del sindaco di Milano e del Ministro.
IL CAOS DI MILANO Scala, i nomi entro due settimane o il commissario
Il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Giuliano Urbani, ha espresso preoccupazione per la crisi della Scala di Milano, che potrebbe portare al commissariamento. Urbani ha sottolineato l'importanza di lavorare per risolvere la situazione, ma ha anche espresso la speranza che il teatro possa uscire dalla crisi senza soluzioni traumatiche. Il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha espresso determinazione a non presentarsi in commissione Istruzione al Senato se non dopo aver ottenuto l'approvazione del Cda della Filarmonica. Il vicesindaco Riccardo De Corato ha dichiarato che è meglio zittarsi per evitare di fare danni al teatro e alla vicenda.
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