LA LETTURA Quando Goering si innamorò della Madonna del Parto: per evitare la razzia l'affresco fu coperto da una finta parete e il paese per un equivoco si scagliò con i forconi per salvarlo Il gerarca nazista aveva dato l'ordine ai suoi di portarlo via: Mario Salmi si precipitò. il rapporto viscerale con il capolavoro attraverso la storia, la letteratura e il cinema in questo articolo La Madonna del Parto ambita da Goering e salvata da SalmiLa Madonna del Parto ambita da Goering e salvata da Salmi Arezzo, 12 febbraio 2014 - Le doglie della Madonna del Parto. Anzi, per essere corretto, dovrei dire le doglianze della Madonna del Parto la quale, negli ultimi due secoli, si è trovata, diciamo così, sempre fuori luogo. Come è noto, all'inizio l'affresco, omaggio di Piero alla madre, originaria di Monterchi, era stato dipinto in una cappella posta al limitare del paese e chiamata S. Maria di Nomentana. Allorché vennero proibite le sepolture all'interno del centro abitato, la cappella, ridimensionata, si trasformò nella chiesetta del cimitero dalla quale, nel 1911, l'affresco venne staccato. Pertanto coloro che oggi leggono nella collocazione della Madonna del Parto nel camposanto una sorta di trionfo della vita (o di una nuova vita) sulla morte lo dice fra gli altri un fine viaggiatore come H.V. Morton devono ricordare che non si tratta di un'idea di Piero, ma del frutto dei tempi. Dopo l'euforia del cinquecentenario della morte del pittore, nel 1992, la nuova collocazione della Madonna del Parto in una scuola dismessa per bambini delle elementari si è dimostrata ancor più paradossale, oltre che incongrua. Pensata come soluzione provvisoria, la dislocazione dell'affresco rischia di relegare la Madonna del Parto in un esilio perpetuo. E pensare che tutta una schiera di visitatori illustri, da Kenneth Clark, a Muriel Spark, a Salvator Dalì hanno parlato della visita all'affresco di Monterchi come di una affascinante forma di pellegrinaggio. A loro avviso, si trattava di uno degli ultimi pellegrinaggi possibili nel mondo moderno e un itinerario nel sacro al quale non erano estranee le quinte virenti della valle del Cerfone e la meta posta, allora, a sommo di un minuscolo colle coronato dai cipressi. Ricordo ancora, per fare un solo ma illuminante esempio, lo smarrimento del regista russo Andrej Tarkovskij al quale la Madonna del Parto apparve come un'epifania, una manifestazione sacrale al limite del sostenibile. Il regista si trattenne pochi minuti sulla soglia della cappella, quasi non riuscisse a sostenere la visione, e come una visione l'affresco sarebbe ricomparso in maniera ossessiva nel suo celebre film Nostalghia. Gli abitanti di Monterchi hanno accettato senza particolari reazioni l'ormai ventennale, nuova collocazione della Madonna del Parto. Segno che i paesi e gli uomini cambiano mentre s'illanguidisce, una generazione dopo l'altra, l'attaccamento al nume tutelare del luogo. E pensare che per secoli il culto per la Madonna gravida è stato profondamente sentito in tutta la zona, quasi fosse una riviviscenza dell'ancestrale rito della fertilità. Le donne di Monterchi e del circondario hanno più volte manifestato il loro viscerale attaccamento nei suoi confronti avvertendo una misteriosa consanguineità con la "giovane montanina" che, come diceva Longhi, sembra comparire con assoluta naturalezza "sulla soglia della carbonaia". E come per secoli le donne di Monterchi hanno invocato dalla Madonna del Parto il dono della fecondità, con altrettanto fervore l'hanno difesa da qualsiasi tentativo di appropriazione. Poco prima del passaggio del fronte, nel 1944, correva voce che Hermann Goering avesse attivato la Wehrmacht, operante in Valtiberina, perché venissero requisite opere d'arte di rilievo fra le quali la Madonna del Parto. Chissà, forse avrebbe voluto farne un simbolo della teutonica feracità! Fu in quell'occasione che si verificò un episodio che la dice lunga sull'attaccamento di tutti, istituzioni e popolo, all'affresco di Piero. Lo storico dell'arte Mario Salmi e il responsabile della soprintendenza di Arezzo, Ugo Procacci, si recarono a Monterchi e, aperta la cappella, si misero ad armeggiare attorno all'affresco con alcuni operai. Lo scopo era quello di erigere, come poi di fatto avvenne, una finta parete di mattoni in modo da occultare l'affresco. Ignare dell'identità dei forestieri, le donne del posto li scambiarono per agenti tedeschi e misero mano a falci, roncole e forconi. Ci volle del bello e del buono per convincerle delle reali intenzioni dei due. Anche se la memoria del paese si va inesorabilmente dissolvendo e le testimonianze si fanno sempre più rare, un episodio analogo si ripeté molti anni dopo quando si diffuse in paese la notizia che il Governo italiano aveva dato l'assenso al provvisorio trasferimento dell'affresco staccato a Parigi, sembra su richiesta di Mitterand, per una mostra sull'arte del Rinascimento. Ancora una volta insorsero le monterchiesi e, con l'aiuto della Madonna del Parto, fecero abortire sul nascere l'iniziativa. Seppure virtualmente, ogni epoca si è appropriata della Madonna del Parto proiettandovi i propri canoni culturali. La "montanina" di Longhi diventa per Kenneth Clark, in pieno rivival dell'esotismo, un idolo impassibile come un Budda, mentre per Charles De Tolnay, in consonanza con lo spirito del luogo, è una Demetra cristiana che incarna il "mistero eterno dell'umana generazione". Anche la letteratura ha corteggiato a lungo la Madonna del Parto e le ha dedicato pagine suggestive. La scrittrice francese Aliette Armel, per esempio, l'ha posta al centro del suo romanzo, Il giardino luminoso, e ne ha fatto la personificazione della regina di Saba. Purtroppo con la letteratura si è mossa anche la sua ombra grottesca, la pubblicità. Proprio quella francese si è servita più volte della Madonna del Parto, ora per promuovere un'azienda di girelli e altre carabattole per bambini, ed ora, ahimé, per reclamizzare un lassativo! La qual cosa fece infuriare a suo tempo la soprintendente Margherita Lenzini Moriondo, che ebbe sempre a cuore la tutela di Piero e delle sue creature.
AREZZO - Quando Goering si innamorò della Madonna del Parto
La Madonna del Parto, un affresco di Piero della Francesca, è stata oggetto di diverse controversie e controversie nel corso dei secoli. Nel 1911, l'affresco fu staccato dalla sua collocazione originale in una cappella e trasferito in una chiesetta del cimitero. Nel 1992, fu nuovamente trasferito in una scuola dismessa per bambini delle elementari, ma questo spostamento è stato criticato per essere inappropriato e potenzialmente dannoso per l'affresco. Gli abitanti di Monterchi hanno accettato senza reazioni l'ormai ventennale trasferimento, ma alcuni visitatori illustri, come Kenneth Clark e Muriel Spark, hanno espresso la loro ammirazione per l'affresco e hanno visto in esso un'opera sacra.
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