I COLTI, spiegava Aristotele, sono superiori agli incolti quanto i vivi sono superiori ai morti, ci racconta Diogene Laerzio: quindi, davvero un benvenuto al terzo ciclo delle Conversazioni di Storia dell'Arte , che Telecom organizza a Roma, come sempre nel Casino dell'Aurora Pallavicini, sotto il celebre affresco dipinto da Guido Reni nel 1614 (e sette anni dopo, Guercino rivaleggia con lui affrescando un'altra Aurora al Casino Ludovisi, che, purtroppo, visitare è ormai impossibile). Si svolgeranno ogni mercoledì, da oggi al 15 giugno, affiancandosi così agli scrittori che a San Lorenzo in Lucina raccontano i loro "libri del cuore" (domani sera, sarà la volta di Susanna Agnelli con la Recherche di Marcel Proust). Incontri tutti a ingresso libero e affollatissimi, come lo sono tante altre simili manifestazioni che si svolgono in altre città italiane: è una sorta di recupero culturale abbastanza sorprendente. Le sei occasioni votate all'arte hanno per protagonisti storici e critici di prima grandezza: da Renato Barilli, docente a Bologna, al più famoso esperto d'Arti decorative, Alvar Gonzales-Palacios; da Philippe Daverio, storico e gallerista, già assessore a Milano, che molti hanno conosciuto dagli schermi delle tv, a Cristina Acidini Luchinat, che dirige l'Opificio delle Pietre dure di Firenze; a due prestigiosi docenti come Giovanni Romano (Torino) e Francesco Negri Arnoldi, che è anche coordinatore scientifico delle tre serie d'eventi. Oggi, alle 18.30, inizierà Barilli, che spiegherà perché l'arte contemporanea ha scelto l'astratto; ma non meno originali, e spesso altrettanto popolari, sono gli altri temi scelti dai protagonisti: così, Cristina Acidini racconterà la storia del David , «il primo gigante di Michelangelo»; Gonzales-Palacios spieghera interrelazioni e differenze tra quelle che si usano definire Arti minori e maggiori (ma può esistere un'arte maggiore di un'altra?); Daverio si dedicherà alla "romanità", Giovanni Romano ai Caravaggeschi in Provincia, Negri Arnoldi al "panneggio di Arianna", ovvero "come vestono le statue". Vale la pena di ricordare che si tratta di conversazioni, e non lezioni; e che, nelle due precedenti edizioni, ad ogni serata hanno assistito non meno di mezzo migliaio di persone: e questo, forse, ha convinto a dare ulteriore seguito all'iniziativa. Ed è straordinario vedere come questi incontri, d'arte e letteratura, al pari delle Letture dantesche che Vittorio Sermonti sta conducendo in varie città italiane, ottengano un successo di pubblico assolutamente imprevisto, tanto che qualcuno parla di una "nuova moda", ed altri perfino di una autentica "sete di cultura", s'intende popolare. Oggi, alle 18.30, (ri)comincia Renato Barilli.