L'allarme lanciato dall'associazione 'Gli amici dei bagni di Petriolo' in una lettera inviata alla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana Siena, 31 gennaio 2014 - I muri della chiesa del complesso storico termale di Petriolo, attraversato dal cantiere per il viadotto della SS223 Siena-Grosseto sono "completamente impregnati dall'acqua che filtra e penetra liberamente attraverso quello che rimane della copertura". E' il grido d'allarme lanciato dall'associazione 'Gli amici dei bagni di Petriolo' in una lettera inviata alla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, la soprintendenza per i beni architettonici di Siena e Grosseto, a prefettura e provincia di Siena, al Comune di Monticiano, all'Unipol, proprietaria dell'area e degli immobili, alla procura e al comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. "Il complesso storico termale di Petriolo è attraversato da una pista di cantiere, necessaria per la costruzione del nuovo viadotto, che pone gravi rischi agli immobili storici del complesso, in particolare alla cinta muraria ed alla chiesa, tuttora consacrata, unico esempio di luogo di culto con annesse vasche termali. La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggisti di Siena e Grosseto con propria nota del 24072013 (prot.9952 pos 341904), indirizzata all'Anas, alla ditta Strabag, impegnate nei lavori e, per conoscenza, alla società Unipol, proprietaria dell'area e degli immobili ed al Comune di Monticiano, aveva rilasciato chiare disposizioni per la tutela e protezione della chiesa e delle mura del complesso. Le prescrizioni imponevano interventi di messa in sicurezza da realizzarsi prima dell'inizio dei lavori; era anche previsto un monitoraggio continuo "per prevenire ed evitare dissesti al bene tutelato, non per registrarli a danno avvenuto". "A oggi - prosegue l'associazione - è stata realizzata la pista di cantiere, si è assistito a un continuo passaggio di mezzi di cantiere, ma gli edifici non sono ancora stati messi in sicurezza. Le infiltrazioni erano già evidenti nelle foto scattate nella primavera 2013 quando Anas fece redigere i "testimoniali di stato" per documentare appunto lo stato degli immobili, tuttavia nella relazione il problema non viene neppure menzionato: semplicemente si prevede " il ripristino dell'impermeabilità del tetto attraverso opere di manutenzione ordinaria, senza intervenire sulla struttura portante o semi portante del tetto" come se i travi portanti, inseriti in muri completamente impregnati di acqua, possano essere ancora in buone condizioni. "Non riteniamo - conclude l'associazione - più ammissibile che tutto ciò continui impunemente nel completo disinteresse ed irresponsabilità degli enti preposti alla tutela".